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Giovedì, 23 Maggio 2024
Coronavirus

In Lombardia ci sarà un green pass per eventi, locali e mezzi pubblici?

L'ultima idea per combattere il covid (e incentivare l'adesione alla campagna vaccinale). Comune e regione, non tutta, "avversari. Come stanno le cose

Una strada per cercare di ridurre al minimo il rischio di contagio. Un modo, neanche tanto indiretto, di incentivare l'adesione alla campagna vaccinale, provando a convincere soprattutto i più giovani. In Lombardia da qualche giorno si ipotizza - ed è già "battaglia" politica - di utilizzare il green pass sul modello di quanto fatto in Francia. Oltralpe, su spinta del  presidente Emmanuel Macron, si è deciso di rendere obbligatorio il  certificato covid anche per accedere a bar, ristoranti e centri commerciali, oltre che ai trasporti pubblici interni al Paese. I risultati si sono visti subito, tanto che in poche ore quasi un milione di francesi ha prenotato il vaccino. 

Da lì, l'ipotesi di sperimentare anche in Lombardia un utilizzo "più spinto" del green pass, che si ottiene con un tampone negativo delle ultime 24 ore, con un certificato di guarigione dal covid o proprio con il vaccino. 

Tra il dire e il fare, però, c'è di mezzo la bagarre politica. Il primo a schierarsi è stato il sindaco di Milano, Beppe Sala. "A me non dispiace", ha detto mercoledì a margine di ForestaMi, iniziativa organizzata alla Triennale. "Tutto sommato alla fine vedete che anche Macron l'ha proposto e in un giorno ci sono state un milione di iscrizioni", ha aggiunto. Insomma, per il primo cittadino "dobbiamo anche un po' forzare chi non si vuole vaccinare a farlo e questo per il bene di tutti".

Nelle stesse ore, dopo quella che era sembrata un'apertura, era arrivato lo stop del governatore Attilio Fontana. “Io non ho detto che si debba incentivare il green pass, ma il contrario" e cioè “che nelle situazioni in cui è stato disposto l’utilizzo del green pass stavamo aspettando che il Garante si esprimesse sulle limitazioni”, le parole del presidente lombardo. E ancora: "Laddove è stato previsto siamo nelle condizioni di poterlo applicare perché la nostra campagna vaccinale è andata molto bene. Non è che io chieda l’utilizzo del green pass per andare al ristorante”, aveva ripetuto. “Ci sono alcune attività per quali è richiesto l’utilizzo del green pass - aveva aggiunto -, ma ci sono dei conflitti a livello di Garante della privacy. Non in più, ma dove è già previsto. In questo momento non ce n’è bisogno, anche perché la campagna vaccinale sta andando molto bene e non abbiamo necessità di usare misure come quelle francesi per incentivarlo”.

Finita? Neanche per sogno. Giovedì è stato il giorno di un altro confronto. E ancora tra gli stessi attori. Così, mentre Beppe Sala chiedeva di "fare in fretta", Fontana - dalla stessa sala della Triennale, a pochi metri dal "rivale" - spiegava che è un "discorso inutile", assicurando che i "numeri non giustificano questa misura e semmai bisognerà rivedere i parametri per valutare lo stato dell'emergenza Covid nelle varie regioni".

Proprio giovedì, però, alla "lotta" si è aggiunta una nuova protagonista, l'assessore al welfare di regione Lombardia, Letizia Moratti, che è la "seconda" di Fontana. E che, evidentemente, ha idee diverse dal collega di giunta. "Siamo impegnati a garantire la sicurezza dei cittadini con ogni strumento - ha detto la vicepresidente rispondendo ai microfoni del TgR Lombardia sull'utilizzo 'alla francese' del green pass -. Quindi qualsiasi strumento che serva a garantire la sicurezza ai cittadini, secondo noi è positivo". Chi la spunterà alla fine? 

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