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Covid, sci vietato fino al 15 febbraio (almeno): "Altra presa in giro, persi 10 miliardi di euro"

L'attacco di regione Lombardia al governo: "Adesso basta prendere in giro la montagna"

Montagna ancora al palo. Ed esplode la rabbia degli operatori e di regione Lombardia, che insieme mettono nel mirino il governo. Con l'ultimo decreto del presidente del consiglio dei ministri, arrivato il 14 gennaio, l'esecutivo ha infatti deciso di rinviare ancora una volta l'apertura degli impianti sciistici - tanto desiderata dalla Lombardia e dalle altre regioni alpine - dal 18 gennaio al 15 febbraio, almeno. Una scelta che, inevitabilmente, ha finito per scontentare tutti. 

"Basta prendere in giro la montagna. La decisione del governo di prorogare la chiusura gli impianti di risalita avrà serie ripercussioni per l'intero comparto che incassa un altro duro colpo. Le regioni alpine hanno pronta una proposta di ristori che, grazie al nostro pressing, sarà oggetto di discussione nella Conferenza delle Regioni del prossimo giovedì 21 gennaio", l'attacco che Massimo Sertori, assessore alla montagna di regione Lombardia, ha affidato a una nota. 

"Possibile - ha chiesto Sertori - che in Austria, Francia, Svizzera e Germania queste attività siano indennizzate e quindi si fa in modo di scongiurare il loro fallimento, mentre in Italia rimane solo un enorme, incredibile e indicibile punto di domanda?. Al governo - ha continuato l'assessore regionale - hanno capito che dietro questo comparto ci sono intere famiglie, le stesse che con la loro presenza concorrono a mantenere e preservare la montagna? A poco servono le timide politiche per la montagna messe in campo dal governo per scongiurare lo spopolamento se poi assistono inermi al fallimento delle attività. Un'assurda contraddizione tra le parole roboanti e i fatti".

"La situazione - ha sottolineato l'esponente del Pirellone - è sempre più preoccupante: tutti sospesi senza poter programmare l'avvio delle attività, la riapertura di hotel, rifugi, ristoranti e la ripartenza di noleggiatori di attrezzature per gli sport alpini, dei maestri da sci. Ci sono migliaia di persone in attesa di poter tornare a lavorare. Ed è per questo che non passa giorno che le regioni alpine e le province autonome non chiedano al governo garanzie, oltreché tempestività, nell'erogazione di ristori per gli impianti di risalita e per tutte le attività correlate al turismo montano, costrette a chiudere".

"La stagione turistica invernale è pressoché azzerata e si corre il serio rischio di gettare l'industria della neve in una crisi senza precedenti quantificata in oltre 10 miliardi di euro di perdite di fatturato. Ancora una volta la montagna é costretta a pagare un prezzo troppo alto a causa della poca conoscenza e sensibilità di un governo, che è sempre più distante dai problemi della gente. Il governo - ha concluso l'assessore Sertori - ascolti una volta per tutte il grido di dolore della montagna, che ha bisogno di adeguati ristori per sopravvivere. In ballo non c'è la gestione di un parco divertimento ma il futuro di centinaia di piccole e medie imprese e di oltre 75.000 di posti di lavoro. Non c'è più tempo da perdere". 

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