Alessia e i segni della mascherina: "Ho paura anche io, ma non vanificate i nostri sforzi"

Il post virale su Instagram di Alessia, infermiera in un ospedale di Milano. Le sue parole

La foto postata da Alessia

Una foto chiara, che parla, che non ha bisogno di commenti. E un appello accorato, sincero, ancora più forte perché arriva da lei che questa battaglia, questa guerra, la sta combattendo in prima persona, in trincea. 

Lei è Alessia Bonari, una giovane infermiera che lavora in un ospedale di Milano e che martedì ha deciso di mostrare a tutti il volto - quello vero - della fatica della lotta al Coronavirus, che solo in Lombardia ha già fatto contare oltre 5mila contagi e più di 400 vittime

La ragazza ha postato sul suo profilo Instagram una foto che racconta perfettamente la fatica sua, dei suoi colleghi e di tutti i medici che stanno sostenendo turni estenuanti e carichi di lavoro mostruosi. "Sono un'infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato", le sue parole, accompagnate a un'immagine del suo viso con i lividi dovuti proprio alla mascherina e agli occhiali.

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"Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà - scrive - di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post - il suo appello - è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile", con un chiaro riferimento al decreto emanato dal governo che chiede a tutti - in sostanza - di non uscire di casa.
 
"Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena - conclude -. Devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore".

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