Il covid e l'infermiera "respinta" in piscina: "Non posso compilare l'autocertificazione"

Lo sfogo di un'infermiera di Cinisello e l'obbligo, per la struttura, di rispettare il protocollo

Un foglio bianco e poche frasi da crocettare. Una autocertificazione per dichiarare di non essere entrati in contatto con persone risultate positive al virus, di non avere sintomi e di non essere sottoposti al regime di quarantena. Un pugno di righe per poter tornare, con le dovute precauzioni, a una vita che sembri normale. E a un tuffo in piscina in una giornata d'estate.

Un modulo uguale per vite tutte diverse. E mestieri diversi. E proprio la professione, quella di infermiera, "l'eroe" con il camice simbolo dei mesi di lotta al covid, è stata l'elemento che sabato mattina a Lissone ha fatto esplodere la polemica alla piscina comunale. 

Da una parte una autodichiarazione obbligatoria per legge per consentire l'accesso all'impianto, redatta in conformità alle linee guida del protocollo anti-contagio, dall'altra l'impossibilità per una operatrice sanitaria che ogni giorno è a contatto con sospetti casi positivi di sottoscrivere il documento e quindi di poter accedere direttamente in piscina. Una questione delicata che forse mette a nudo una "falla" nel sistema e che ha generato una situazione spiacevole che ha visto protagonista proprio una giovane infermiera che ha dichiarato di essersi sentita "discriminata" per il suo mestiere e i gestori della piscina che - di fronte alla sua impossibilità a sottoscrivere la dichiarazione - hanno spiegato di non poter permetterle l'ingresso all'impianto, chiedendole di tornare con un documento rilasciato dall'azienda ospedaliera. 

"Non credevo davvero di diventare mai vittima di discriminazione perché infermiera, ma invece devo ricredermi perché non mi è stato concesso di accedere ad un'area all'aperto, in piscina precisamente, a causa del mio lavoro", ha spiegato Sara Vitale, 27 anni ancora da compiere, di Muggiò e in servizio all'ospedale Bassini di Cinisello Balsamo da tre anni, compresi gli ultimi mesi - devastanti - di lotta al covid. "Ero già stata in altre piscine senza avere nessun problema - ha spiegato Sara - e nessuno mi ha mai impedito l'ingresso". 

Prima di accedere all'impianto infatti gli utenti sono tenuti a compilare un modulo che - tra le varie voci - annovera anche quella relativa all'eventuale contatto con persone positive o sospette positive. Una dichiarazione che per Sara era impossibile da sottoscrivere. "Non c'era alcuna possibilità di spuntare caselle relative alla mia personale situazione e casistica e dal momento che io non mi sentivo di escludere di essere entrata in contatto con sospetti casi covid, ho dichiarato di essere una infermiera". 

Secondo quanto previsto dalla normativa dell'impianto l'operatrice avrebbe dovuto portare con sé un certificato che attestasse la sua negatività a seguito di test sierologico o del tampone. "Sarebbe comunque un documento non valido perché per essere attendibile dovrei fare un tampone tutti i giorni ed è impossibile". A quel punto ha scelto di allontanarsi e di rinunciare a una giornata di relax. 

La spinosa questione dell'auto-dichiarazione

"Indipendentemente da quello che è accaduto dovrebbe esserci più chiarezza perché altrimenti io - come tanti miei colleghi - non potremmo più mettere piede da nessuna parte. Non siamo santi, non siamo eroi: facciamo solo il nostro lavoro e dopo quello che abbiamo vissuto andare in piscina e vedermi negare un giorno di riposo perché sono una infermiera è stato brutto", ha concluso Sara. 

"In merito a quanto accaduto noi non possiamo fare altro che far rispettare il protocollo covid, indipendentemente dalla nostra volontà o dalla nostra posizione", la difesa di Katia De Benedetto, responsabile dell'impianto. "Nessuno si è permesso di discriminare o vietare l'accesso in piscina ma per accedere è necessaria l'autocertificazione. Purtroppo si è trattato del primo e unico caso e la situazione ha mostrato che effettivamente c'è una falla nel sistema", ha aggiunto la responsabile che dopo l'accaduto si è accertata di aver rispettato la normativa consultandosi con i responsabili della sicurezza della struttura e con il medico del lavoro. 

"Abbiamo anche altri operatori sanitari che sono nostri graditi ospiti e tutti si presentano con un regolare certificato rilasciato dall'azienda che attesta lo stato di salute a seguito di test sierologico", ha aggiunto. In piscina a Lissone per accedere è necessario indossare la mascherina, effettuare l'igienizzazione delle mani, sottoporsi alla misurazione della temperatura corporea e compilare appunto l'autocertificazione. "Durante le prime settimane di apertura abbiamo trovato un'utenza collaborativa", hanno raccontato ancora dalla struttura, "ma adesso le cose stanno cambiando e le persone non hanno più voglia di rispettare e comprendere le regole e sembra che molte persone nonostante questa esperienza di vita che ha toccato tutti non sia più disponibili a queste restrizioni che non dipendono da noi". 

"Nessuna discriminazione ma tutela della salute"

La piscina di Lissone è intervenuta sul caso anche pubblicamente, con una nota sui social. "Nei giorni scorsi abbiamo fatto entrare in piscina diversi operatori ospedalieri che hanno dichiarato nel modulo di autocertificazione (obbligatorio all’ingresso) di essere stati a contatto con malati covid. Tutti hanno esibito contestualmente alla certificazione un certificato sieriologico che ne attestava lo stato di salute. Tre giorni fa un’altra infermiera è venuta senza quel certificato e ha detto 'vado a casa a prenderlo, ormai ovunque vada è diventato come la mia seconda carta d’identità'. Non abbiamo mai discriminato nessuno, tanto che come detto diverse infermiere ed infermieri sono graditi ospiti. Solo cerchiamo di applicare le, a volte complesse, norme a tutela di tutti voi". 

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"In caso di positività l'ammissione all'impianto senza dichiarazioni o certificato per noi è un rischio", ha sottolineato Katia Di Benedetto. "Quel giorno avevamo seicento utenti all'interno: non possiamo avere la certezza che nessun ospite sia negativo al covid ma siamo obbligati a seguire determinati protocolli e passaggi che vanno rispettati". 

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