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Inquinamento e Coronavirus: dimezzato in un mese il biossido di azoto in Pianura Padana

E' il componente dello smog che più di altri "reagisce" in fretta ai mutamenti di condizione

Il biossido di azoto (No2) in Pianura Padana si è dimezzato in un mese. Impossibile non pensare all'effetto diretto della limitazione della mobilità adottata in alcune zone di Lombardia e Veneto fin dal 23 febbraio e poi estesa a tutta la Lombardia (e a una quindicina di province limitrofe) l'8 marzo ed infine, il giorno successivo, a tutta Italia. E' il risultato di una serie di analisi effettuate dall'Ispra, rilanciato da Arpa Emilia Romagna. 

Il biossido di azoto è uno dei principali inquinanti presenti in atmosfera, in quanto prodotto da tutti i processi di combustione, compreso il traffico, ed è anche quello che più rapidamente risponde alle variazioni delle emissioni, spiega Arpae, mentre la risposta delle polveri sottili (pm10), che pure sono nettamente diminuite, è più complessa, perché in parte è il prodotto di altre sostanze (come ammoniaca) che si trasformano a loro volta. In altre parole, il biossido di azoto è un ottimo test per verificare la qualità dell'aria in un arco di tempo relativamente breve.

Le stazioni di monitoraggio della Pianura Padana mostrano prima di tutto una variazione giornaliera dei dati, dovuta per lo più alla variabilità delle condizioni meteorologiche. Tuttavia la progressione fotografa una sostanziale riduzione. In Lombardia e Veneto, per esempio, i valori mediani di biossido di azoto di tutte le stazioni nell'arco di un mese sono passati in maniera progressiva da quantità comprese tra 26 e 40 microgrammi per metrocubo in febbraio a 10-25 microgrammi per metrocubo in marzo, con una riduzione dunque di circa il 50%.

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