Coronavirus, psicologi scrivono una lettera aperta a Conte: "È un'emergenza psicologica"

L'appello: "Come possiamo osannare medici e infermieri se poi li stiamo lasciando soli"

Repertorio

Chiedono al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di inserire in tutti i reparti ospedalieri d'Italia psicologi e psicoterapeuti. Un supporto necessario per coloro che oggi l'intera nazione chiama eroi ma che, come dimostrano purtroppo alcuni casi di cronaca, possono restare 'schiacciati' dal peso del loro lavoro in prima linea. Sono un gruppo di sei giovani psicologi psicoterapeuti che con una lettera aperta diretta al capo del Governo sperano di far sentire la loro voce a sostegno di medici e infermieri.

Una scelta attraverso la quale vogliono difendere la loro professione. Perché quando si parla di professioni sanitarie si tendono a scordare psicologi e psicoterapeuti e l'importanza del loro ruolo. Ancor di più in momenti di profonda crisi come questi segnati dall'emergenza per il coronavirus.

Un lavoro, quello di psicologi e psicoterapeuti, che sarà via via più centrale. Quando finirà l'emergenza sanitaria in senso stretto comincerà quella psicologica. E anche quella è sanità pubblica.

Anche noi siamo sanità pubblica e ora più che mai è necessario ribadirlo.

"Pur sottoscrivendo le numerose iniziative che il nostro Ordine sta promuovendo rispetto al supporto psicologico a distanza per i professionisti sanitari - spiegano gli autori della missiva - riteniamo fondamentale che un'attenzione maggiore vada prestata all'utilità del nostro intervento in prima linea, al fianco di medici e infermieri, in tutte le strutture ospedaliere d'Italia e non solo in poche e privilegiate realtà".

Ecco la lettera aperta degli psicologi psicoterapeuti

Caro Presidente,

Siamo giovani psicologi psicoterapeuti di Milano.

Le scriviamo in preda allo sgomento e alla rabbia dopo aver appreso la notizia del suicidio (l'ennesimo) di una giovane (anche lei) infermiera del San Gerardo di Monza, in servizio presso un reparto di terapia intensiva.

Correttamente nei suoi discorsi ricorda sempre tutto il personale sanitario, l'impegno di medici e infermieri e lo stress al quale quotidianamente questi sono sottoposti.

I media fanno a gara per raccogliere appelli e interviste di chi in prima linea ogni giorno affronta l'emergenza.

I cittadini che Lei rappresenta si ritrovano ogni giorno sui balconi a onorare con applausi e flash mob il duro lavoro e il coraggio che a questi è richiesto.

Oggi però qualcosa è cambiato. Oggi quelle parole ci appaiono vuote, vane ci appaiono le preghiere, tristi ci appaiono quei gesti.

Caro Presidente, oggi ci poniamo più di una domanda: come possiamo tutti noi osannare medici e infermieri se poi li stiamo lasciando soli a gestire l'enorme carico emotivo che questa situazione comporta?

Come può lo Stato chiedere loro di essere eroici dimenticandosi delle fragilità umane con cui anche loro devono convivere?

Come possiamo tutti noi preoccuparci del nostro isolamento e della nostra solitudine trascurando la solitudine e l'isolamento in cui anche loro si ritrovano al termine di un estenuante turno di lavoro?

Caro Presidente, lo sappiamo, ci risponderà che lo Stato c'è e che sta facendo del suo meglio per gestire le tante emergenze che in questo momento stanno colpendo il nostro Paese. Sappiamo che forse ci dirà che il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi si è attivato al fine di fornire un supporto psicologico telefonico ai pazienti e al personale sanitario. Lo sappiamo, ma sappiamo anche che chiedere aiuto è difficile. Sempre. Per tutti.

Sappiamo che è difficile in situazioni normali e sappiamo che lo diventa ancora di più in situazioni straordinarie.

Come possiamo aspettarci che un medico o un infermiere dopo un difficile turno di lavoro e dopo aver combattuto intimamente con la frustrazione e con il senso di impotenza, trovandosi solo davanti alla paura e alla sofferenza possa, tornando a casa, non sprofondare nel dolore e nella solitudine e trovare da solo la forza di aiutarsi a farsi aiutare?

Quante altre giovani vite devono spegnersi prima che lo Stato si renderà conto che quella che stiamo vivendo è, ancora prima, un'emergenza psicologica?

Quanto tempo dovremo aspettare prima che si troverà il tempo e il modo di inserire in tutti i reparti d'Italia psicologi e psicoterapeuti?

Caro Presidente,

Lo Stato che Lei oggi rappresenta non può e non deve dimenticarsi dei suoi eroi e non può e non deve dimenticarsi che dietro a quegli eroi ci sono prima di tutto delle persone.

In fede,

Dott.ssa Giada Scifo

Dott.ssa Claudia Berger

Dott.ssa Corinne Oppedisano

Dott.ssa Valentina Corica

Dott.ssa Carlotta Ferrari

Dott. Davide Rotondi

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