Lockdown di novembre, deroghe le per province sì o no? Fontana Furioso. Cosa dice il Dpcm

Tutto è nato da un comma del Dpcm che consente le deroghe. I governatori, furiosi, hanno chiesto conferma a Speranza. Il ministro ha detto a Fontana che se ne riparla tra 14 giorni

Una Regione può trattare col Ministero della Salute per chiedere una deroga alla classificazione in zona gialla, arancione o rossa per una parte del suo territorio? Dalla lettura del Dpcm parrebe di sì, ma il governatore della Lombardia Attilio Fontana, dopo avere parlato al telefono col ministro della Salute Roberto Speranza, ha detto che il ministro gli ha detto di no, non prima di 14 giorni.

I presidenti di Regione sono sul piede di guerra in vista dell'entrata in vigore venerdì del Dpcm con i lockdown differenziati in base ai dati epidemiologici sul Covid. Una questione che s'intreccia con l'altra, secondo cui il Governo avrebbe deciso le classificazioni sulla base dei dati della settimana dal 18 al 25 ottobre, ormai "vecchi".

Fontana lamenta anche di avere appreso a cose fatte dell'inserimento della Lombardia tra le Regioni a più alto rischio e, quindi, con un lockdown più duro. Una "guerra" andata in scena anche alla Camera, giovedì mattina, con la lite tra i milanesi Massimo Garavaglia (Lega) e Lia Quartapelle (Pd) e l'espulsione di Igor Iezzi (Lega) dall'aula, dopo avere continuato a interrompere la Quartapelle nonostante i richiami della presidenza.

Tornando alla domanda iniziale, l'Italia è piena di province con una situazione Covid nettamente migliore rispetto alla media della propria Regione. Dal Salento al Vco, sono parecchie le province che si sentono vittime del "regionalismo all'italiana", costrette allla zona rossa o arancione pur con dati da zona gialla. E i presidenti di Regione, che pure qualche giorno fa chiedevano al Governo un lockdown nazionale (uguale per tutti, quindi), ora stanno cercando di capire se il Dpcm dà loro la possibilità di trattare da subito provvedimenti meno restrittivi per specifici territori.

Il Dpcm fornisce questa possibilità. Sia all'articolo 2 (zone arancioni) sia all'articolo 3 (zone rosse), al comma 2 si legge: 

Con ordinanza del Ministro della salute adottata ai sensi del comma 1, d’intesa con il presidente della Regione interessata, può essere prevista, in relazione a specifiche parti del territorio regionale, in ragione dell’andamento del rischio epidemiologico, l’esenzione dell’applicazione delle misure di cui al comma 4. 

Il comma 3 è quello che fornisce i dettagli sulle tempistiche. Ecco cosa si legge:

Il Ministro della salute, con frequenza almeno settimanale, secondo il procedimento di cui al comma 1 (l'individuazione delle zone, n.d.r.), verifica il permanere dei presupposti di cui ai commi 1 e 2 e provvede con ordinanza all’aggiornamento del relativo elenco fermo restando che la permanenza per 14 giorni in un livello di rischio o scenario inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive comporta la nuova classificazione. Le ordinanze di cui ai commi precedenti sono efficaci per un periodo minimo di 15 giorni e comunque non oltre la data di efficacia del presente decreto. 

Una interpretazione restrittiva fa pensare che il ministro faccia slittare una Regione (comma 1) o una sua parte (comma 2) da un livello di rischio all'altro, se i dati sono stabili per almeno 14 giorni, e che comunque la permanenza in un dato livello di rischio debba sussistere per almeno 15 giorni. 

Una interpretazione più larga vuole che, però, fin da subito ai sensi del comma 2 si possa classificare una specifica provincia in un livello di rischio diverso da quello della Regione di appartenenza, e che poi inizi il conteggio dei giorni: 14 di stabilità di dati "buoni" e 15 di permanenza in un dato livello di rischio. Tradotto, Fontana potrebbe trattare con Speranza una "zona arancione", anziché rossa, per la provincia di Sondrio e magari altre. Così come Michele Emiliano (governatore della Puglia) potrebbe fare per la provincia di Lecce, Alberto Cirio (Piemonte) potrebbe fare per il Verbano-Cusio-Ossola e via dicendo.

Per il momento, stando a quello che ha riferito (infuriato) Fontana, il ministro Speranza avrebbe "troncato" preferendo la prima interpretazione: per due settimane, quindi, le province con numeri migliori resterebbero in ogni caso "ancorate" al livello di rischio della propria Regione.

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