Coronavirus, i contagi fanno tremare Milano. Fontana: "Non ci sono progetti di lockdown"

La Regione intanto affila le armi per combattere il virus: più posti per malati covid e più tamponi

I contagi da coronavirus fanno tremare Milano. Ma per il momento non c'è nessuna misura drastica all'orizzonte. Tradotto? Per ora nessun lockdown. "Non abbiamo assunto né preso alcuna valutazione, dobbiamo ascoltare quello che dirà il Cts, quelli che saranno i nuovi numeri e poi fare delle valutazioni. Ma al momento non è assolutamente nelle nostre idee e progetti, e non è previsto alcun tipo di lockdown", ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana nella serata di mercoledì 14 ottobre dopo l'impennata dei contagi a Milano (1.032 casi tra città e hinterland, 504 solo all'ombra della Madonnina).

Il virologo: "I prossimi giorni saranno decisivi"

Un lockdown a Milano "potrebbe essere possibile. Immaginiamolo come scenario. Lo ha fatto Boris Johnson in Inghilterra per le principali città, ma anche la Francia lo sta immaginando. Purtroppo non vedo perché noi dovremmo essere esentati". Lo ha detto il virologo Fabrizio Pregliasco, in un'intervista a Radio Popolare.

E ancora: "Posso temerlo e bisogna immaginarlo e pianificarlo, prendere interventi minori e avere soprattutto capacità di ridurre tutto ciò che è un contatto inutile, che in questo periodo va davvero posposto a periodi migliori", aggiunge. Alla domanda se fosse necessario fare misure più restrittive per la città, "bisogna vedere l'evoluzione di questi giorni, di questo weekend e da lì decidere il da farsi".

Lombardia, attivati 150 posti di terapia intensiva, 400 di sub intensiva e mille nei reparti

Nel frattempo la Lombardia sta preparando tutto il necessario per fronteggiare la seconda ondata di contagi. "L’evoluzione epidemiologica di questi ultimi giorni ha determinato l’attuazione completa della prima fase del Piano ospedaliero regionale, approvato dalla Giunta il 16 giugno scorso, che prevede la disponibilità di 1550 posti Covid nei 18 ospedali Hub: 150 posti di terapia intensiva, 400 di sorveglianza sub intensiva e 1000 posti letto nei reparti". Lo ha comunicato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, al termine della riunione con le direzioni strategiche delle Asst, Irccs e Ats della Lombardia e con i rappresentanti delle associazioni di categoria della sanità privata accreditata.

"Il piano prevede inoltre la possibilità di riattivare ulteriori 300 posti letto Covid nelle strutture dotate di reparti di pneumologia - ha aggiunto l’assessore - e la definizione di aree per l’isolamento dei pazienti asintomatici che necessitano di sorveglianza, negli altri presidi. È stata definita anche l’organizzazione operativa degli ospedali nella Fiera di Milano e di Bergamo, il cui funzionamento partirà dopo il 150esimo ricovero nelle terapie intensive regionali. Essi rappresentano un supporto essenziale per gli ospedali lombardi nel delicato equilibrio fra la cura di pazienti Covid e quelli affetti da altre patologie".

Coronavirus, in Lombardia aumenteranno i tamponi

In tutta la Regione verranno processati più tamponi: l'obiettivo della Lombardia, come comunicato da Gallera, è quello di analizzarne 40mila ogni giorno (oggi ne sono stati eseguiti 29 mila). Da Palazzo Lombardia spiegano che ai tamponi molecolari si aggiungeranno quelli rapidi, che saranno disponibili nelle prossime settimane e verranno impiegati sia nelle scuole che sul territorio.

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