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Controlli a Milano (Ansa/Mourad Balti Touati)

Controlli a Milano (Ansa/Mourad Balti Touati)

Covid: Lombardia, a rischio la zona gialla dopo il 7 gennaio

Ancora incerto il posizionamento della Lombardia dopo la scadenza delle misure natalizie. Se ne saprà di più il 5 gennaio

Sono a rischio le riaperture previste per il 7 gennaio, quando in Italia tornerà in vigore il sistema delle tre zone (gialla, arancione e rossa) per fronteggiare l'emergenza Covid. La Lombardia era approdata in zona gialla, prima delle regole natalizie, come tutte le regioni escluso l'Abruzzo. Ma non è detto che riprenderà con lo stesso colore. E' infatti in crescita, a livello nazionale, l'indice di contagio, il famoso Rt, superiore a 1 già in tre aree italiane (Veneto, Liguria e Calabria) e pari a 1 proprio in Lombardia (come in Basilicata e in Puglia).

La Lombardia, di conseguenza, potrebbe ricominciare in zona arancione. Martedì 5 gennaio è attesa la valutazione dei tecnici nazionali. Alcuni numeri fanno comunque sperare: diminuiscono i morti per Covid e anche i ricoveri in ospedale. Ma il report del 30 dicembre, l'ultimo effettuato dal comitato tecnico-scientifico, indica per la Lombardia (come per il Veneto e Trento) una probabilità superiore al 50% di entrare in "soglia critica di occupazione" per i posti letto in terapia intensiva entro trenta giorni: questo potrebbe portare a una linea maggiormente prudenziale, rappresentata dalla zona arancione.

E se la valutazione precisa dell'impatto sull'emergenza delle festività natalizie si potrà fare solo a partire da metà gennaio, alcuni esperti spingono sulla linea della prudenza. E' il caso di Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell'Istituto Galeazzi, secondo cui la terza ondata è certa e la curva di contagi rallenta "troppo lentamente". Secondo lo scienziato, il 7 gennaio tutta Italia dovrebbe aderire a regole più rigorose di quelle della zona gialla, anche riaprendo le scuole.

Il nodo della scuola è proprio tra quelli di cui si ragiona di più. Milano si è preparata con un piano di orari complessivo, in modo che l'ora di punta del mattino (7-10) non sia troppo "congestionata". I negozi, per esempio, apriranno dalle 10.15 in avanti, diversi servizi pubblici alle 9.30. E gli ingressi in aula saranno scaglionati. Un'altra questione è quella degli impianti da sci. Secondo i decreti, riapriranno il 7 gennaio, ma Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna e della conferenza delle regioni, ha chiesto al governo di posticipare la data almeno di una decina di giorni. In tutta Italia, spostamenti permettendo, si può comunque praticare lo sci nordico.

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