Lombardia verso la zona arancione: ma non c'è nulla da esultare. I numeri

La seconda ondata pandemica è nel pieno della sua forza, e il numero di morti rimarrà alto ancora per molti giorni. Non è "scampato pericolo", ma un lunghissimo strascico di decessi che potrebbe riacutizzarsi al primo, vero, allentamento delle misure

Alla fine della settimana la Lombardia potrebbe diventare "zona arancione". Non cambia molto, nella realtà, per la vita quotidiana. Sarà possibile spostarsi entro i limiti del proprio comune senza autocertificazione, ma sarà ancora vietato andare in altri comuni e altre regioni senza motivazioni di reale necessità. Gran parte delle attività commerciali rimarrà chiusa; non sarà, dunque, il tanto agognato liberi tutti. Qui la spiegazione articolata di cosa cambierà, nel concreto, con il passaggio al diverso colore. 

Il governatore Attilio Fontana, negli scorsi giorni, ha parlato di cauto ottimismo sulla fine della seconda ondata. Verissimo: ma non si può dimenticare il drammatico strascico di decessi che il virus porta con sè nel medio periodo. Molti politici e amministratori locali spingono con forza affinchè il governo conceda l'apertura degli impianti sciistici, un comparto di primaria importanza dell'economia lombarda, per un Natale a briglie meno rigide. Secondo una recente stima della Camera di commercio Milano e Brianza, il giro d'affari delle località montane lombarde, tra alberghi, negozi e stazioni di risalita, ha superato nel 2019 i 260 milioni di euro. Numeri imponenti, certo, ma nulli al cospetto del costo in vite umane della pandemia; e soprattutto in linea con la crisi di tanti altri settori economici di eguale importanza, basti pensare al mondo dello spettacolo. Perchè quello che, nella comunicazione persuasiva di diverse forze politiche lombarde, è stato lo scavallare la fase acuta pandemica, non trova riscontro nei crudi numeri dei contagi da Sars-Cov-2. 

In queste fotografie elaborate da Simone Bugna si può vedere, in chiaro, la seconda ondata dell'epidemia in regione, a partire dal 28 settembre 2020. La percentuale di positivi sui tamponi effettuati è stabile: solo negli ultimi 3 giorni mostra un lieve appannamento. 

Medesimo discorso sui nuovi positivi. La media mobile a 7 giorni è pressochè invariata e il dato giornaliero del weekend appena passato è perfettamente in linea con quello del precedente. Siamo in fase di stabilizzazione, ma parlare di drastico calo è follia.

La pressione sugli ospedali, poi, rimane massima. Le terapie intensive rimangono piene. C'è stato un incremento costante mitigato da una lieve frenata nelle ultime 24 ore. Questo, dunque, lascia presagire ancora 7-14 giorni con un alto numero di decessi.

Solo l'incremento giornaliero dei ricoveri di malati gravi mostra un certo grado di riduzione. Ma il ritorno alla normalità vuole dire lo smaltimento di un afflusso di pazienti covid che aveva portato nelle prime settimane di novembre quasi 100 persone ogni 48 ore nelle t.i. lombarde. 

È stato ampiamente dimostrato come misure allentate portino a un rapido propagarsi di focolai e una crescita esponenziale dei contagi, con conseguente rimbalzo dell'indice di trasmissione nazionale Rt. Ciò che viene faticosamente conquistato a suon di privazioni può essere perso, si è già visto a marzo e ottobre, in pochi giorni. Lombardia zona arancione, quindi, ha una sua ragione d'essere nel mero computo degli indici generali del Cts (Comitato tecnico scientifico), ma non può, e non deve, tradursi in un rilassamento dell'impegno di ogni lombardo al rispetto delle regole, del distanziamento e dell'uso di mascherine. L'istantanea a oggi, con un lieve accenno di frenata dell'epidemia in regione, non autorizza alcun Natale di feste incontrollate. 

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