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Lombardia resta in zona rossa (per ora), il Tar non decide: udienza rinviata a lunedì prossimo

La sentenza non c'è. Il giudice ha aggiornato l'udienza a lunedì prossimo. I dettagli

Niente da fare. Il Tar del Lazio ha rinviato la decisione sul ricorso presentato dal Pirellone contro la zona rossa decisa dal governo per la Lombardia a causa dell'emergenza covid.

La nuova udienza si terrà lunedì 25 gennaio, quando mancherà ormai meno di una settimana alla scadenza naturale del decreto dell'esecutivo, prevista per il weekend del 30 gennaio. 

"Prendiamo atto del rinvio disposto dal Tar del Lazio sul ricorso presentato da Regione Lombardia e attendiamo l'udienza di lunedì", il freddo commento arrivato dalla giunta Fontana in un comunicato. "I tecnici dell'Istituto Superiore di Sanità e della Direzione Generale del Welfare - prosegue la nota - hanno in corso una interlocuzione e, nelle prossime ore, valuteranno una serie di dati aggiuntivi da parte della direzione Welfare lombarda per ampliare e rafforzare i dati standard già trasmessi nella settimana precedente, ai fini di una rivalutazione in vista della Cabina di regia di domani", hanno fatto sapere dalla regione. 

Il ricorso al Tar

Dopo giorni di lunghe schermaglie politiche, condotte dal governatore Attilio Fontana e dal neo assessore al welfare, Letizia Moratti, che avevano più volte chiesto al ministro della Salute, Roberto Speranza, di affidarsi a dati più aggiornati sui contagi da covid - e posizionare così la Lombardia in fascia arancione - dalla giunta avevano deciso di passare direttamente al tribunale amministrativo. 

Mercoledì lo stesso Speranza aveva indirettamente fatto sapere di non essere disponibile a nessun accordo e di volersi attenere alla sua ordinanza che posiziona la Lombardia in rosso fino al 31 gennaio. La nuova classificazione per la regione - questa la posizione filtrata da Roma - arriverà con i dati del monitoraggio dell'istituto superiore di sanità di venerdì 29 e soltanto allora si saprà la nuova fascia di rischio. 

Il testo del ricorso della Lombardia contro la zona rossa

Secondo quanto scritto nel ricorso, Fontana e soci sono invece convinti che l’ordinanza ministeriale rappresenti “un vulnus gravissimo”. La Lombardia - così è messo nero su bianco in un passaggio del provvedimento di 23 pagine firmato dall’avvocato Federico Freni - “è stata fortemente penalizzata nell’applicazione delle misure restrittive” decise dal governo, dato che la situazione epidemiologica lombarda risulta “meno grave di quello delle Regioni limitrofe”.

Eppure “si è trovata dover sospendere pressocchè tutte le attività di commercio al dettaglio e di servizi alla persona ed ad inibire totalmente lo spostamento dei cittadini lombardi”. Una chiusura che comporta “gravissimi pregiudizi alla tenuta di un sistema economico e produttivo già fortemente penalizzato dai provvedimenti restrittivi in vigore da un anno a questa parte”.

Il peccato originale sta nell’ultimo Dpcm che secondo il legale della Regione Lombardia ha “conferito all’incidenza un valore recessivo rispetto ad altri indici”, violando così “i parametri imposti dalla normativa sovraordinata” e ponendosi “in contrasto con i primari valori protetti dalla Costituzione”. Perché “i provvedimenti ministeriali comprimono talune libertà fondamentali, come il diritto alla libera circolazione e quello dell’iniziativa economica provata, sanciti dagli articoli 16 e 41 della Costituzione”.

Ed è la giurisprudenza costituzionale a sancire che “qualsiasi restrizione deve essere contenuta nei limiti, anche di tempo, ragionevoli e, comunque, tali da non ledere altri diritti costituzionalmente garantiti”. Da qui la decisione di Palazzo Lombardia di ricorrere all’organo della giustizia amministrativa contro la presidenza del consiglio dei ministri, il ministero della salute, l’istituto superiore di sanità.

L’amministrazione regionale non punta ad ottenere “la mera sospensione cautelare dell’efficacia” dell’ordinanza ministeriale - come chiesto in prima battuta dalla Moratti -, ma chiede ai giudici amministrativi del Lazio di disporre un “provvedimento di natura propulsiva che imponga al ministero della Salute una tempestiva e rinnovata valutazione dei dati epidemiologici informata a canoni di adeguatezza, proporzionalità e, in ultima analisi, di legittimità”.

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