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Milano, allarme medici di base: ne mancano 216

Pochissime anche le Usca attive per curare i malati Covid a domicilio: 16 contro le 65 previste

Duecentosedici medici di base. Sono quelli che mancano tra Milano città (56) e Città metropolitana (160). Con un reclutamento tenato ma fallito da parte di Regione Lombardia. In un periodo di Covid e di estrema necessità che la medicina del territorio funzioni al meglio, si tratta di numeri preoccupanti. Diffusi sabato dal Partito democratico in una conferenza stampa. 

Ma non è tutto: il sistema sanitario, a Milano, è carente anche a livello di Usca, le unità di "continuità territoriale" che si occupano di curare a domicilio i malati di Covid. Secondo il Pd, a metà ottobre su 65 necessarie ce n'erano soltanto 16. Con l'inverno alle porte, e il prevedibile aumento delle patologie con l'influenza stagionale, la situazione potrebbe farsi preoccupante.

«Per aiutare gli ospedali bisogna riuscire a curare e assistere i malati a casa e questo lo si fa con i medici di medicina generale, con le Usca e con gli infermieri di famiglia – spiega la consigliera regionale Carmela Rozza -. In ospedale ci deve andare solo chi ha bisogno. Oggi la medicina territoriale lombarda è debole e insufficiente e in sua assenza, ancora una volta sta arrivando il privato». Le prestazioni private però non possono evidentemente sostituire quelle del medico di famiglia per tutti, ma solo per chi si può permettere visite a domicilio sborsando molti quattrini. 

«La Regione - prosegue la Rozza - non può stare a guardare, deve trovare i medici che mancano perché la strategia seguita fin qui è fallita. I medici vanno incentivati ad accettare e vanno supportati. Le Usca vanno portate al livello indicato dal governo, anche reclutando i neolaureati e gli specializzandi». Le fa eco Silvia Roggiani, segretaria del Pd milanese e metropolitano: «Di fronte ad un sistema sanitario al collasso e una medicina territoriale sacrificata da anni, questa giunta nulla sta facendo per rimediare alla solitudine a cui ha costretto personale medico-sanitario e cittadini».

Nel dettaglio: quanti medici mancano a Milano e in Città metropolitana

Ma quanti medici mancano a Milano e nel territorio metropolitano? I dati forniti dal Pd dicono che i posti vacanti sono 56 nel capoluogo e 160 nel resto della Città metropolitana. Ecco il dettaglio. Municipio 1: nessun medico vacante. Municipio 2: 10. Municipio 3: 1. Municipio 4: 2. Municipio 5: 8. Municipio 6: 6. Municipio 7: 7. Municipio 8: 4. Municipio 9: 18. 

In Città metropolitana, invece, nel distretto Melegnano-Martesana sono vacanti 58 posti; 44 nel distretto Rhodense; 30 nel distretto Ovest Milanese; 14 nel distretto Nord Milano; 14 nel distretto Lodi.

Le proposte del Pd

Tra le numerose le proposte del Pd alla Regione Lombardia per cercare di rimediare a questa carenza, quella di affiancare tutti i medici e pediatri di famiglia, a distanza, con pneumologi, geriatri e altri specialisti in grado di suggerire le cure più adatte da remoto, fornendo anche strumenti di diagnostica "leggera". E poi ideare facilitazioni ad hoc per trovare in ogni modo i medici che mancano: ad esempio, offrire sedi gratuite con personale. Spazi non mancano: viene citato quello di via Capuana 7, a Quarto Oggiaro, inaugurato nel 2019 e ora chiuso.

Ancora, garantire una fornitura costante di bombole d'ossigeno per i pazienti a domicilio. Assumere infermieri di famiglia con bandi regionali, stabilizzando il personale precario (dovrebbero essere 420 in tutta la Città metropolitana ma, attualmente, sono poche decine). Portare a regime le Usca, che dovrebbero essere 65 e sono invece 16, arruolando tutti i laureati in medicina e concordando con le università per portare "sul campo" gli specializzandi.

E poi assumere nuovi "tracciatori" per riprendere in mano il tracciamento dei contatti, che dopo la stabilizzazione (quando avverrà) non potrà più essere perso. Infine, testare coi tamponi rapidi i quartieri popolari, con camper itineranti. Si tratta delle zone in cui vivono più anziani e in cui in generale la densità abitativa è più rilevante, per cui i contagi, anche nelle case, sono purtroppo più facili.

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