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La manifestazione dello scorso marzo

La manifestazione dello scorso marzo

Milano, manifestazione a San Vittore: "Manca la sanità, vogliamo la liberazione dei carcerati"

Sabato presidio fuori da San Vittore a Milano. Riesplode il caso coronavirus per le carceri

Come nove mesi fa, con gli stessi problemi, con le stesse richieste. Si torna a fare bollente la situazione in carcere a Milano, con San Vittore e gli altri istituti penitenziari che continuano a fare i conti con l'emergenza covid, riesplosa in tutta la sua forza anche all'esterno, nel resto della città. 

A marzo scorso, un lunedì mattina, nella struttura di piazza Filangieri si era verificata una vera e propria rivolta, con materassi dati alle fiamme, detenuti a lungo sul tetto e sit-in in strada degli antagonisti, immediatamente intervenuti in solidarietà dei manifestanti. Adesso la tensione sembra essere tornata alta e ad accendere i riflettori sulla vita in cella ci hanno pensato dall'esterno. Per sabato 12 dicembre, dalle ore 14, è stata infatti annunciata una protesta fuori da San Vittore per chiedere "liberà, indulto e amnistia", proprio le stesse richieste fatte a marzo. 

Sul volantino che chiama a raccolta per la protesta non ci sono sigle, ma un generico appello: "Manifestazioni sotto tutte le carceri". "Vogliamo la liberazione dei carcerati, rivogliamo i nostri cari liberi - si legge -. Il coronavirus si diffonde sempre di più, la situazione dentro le carceri è sempre peggio, aumentano gli abusi di potere, le celle sono sovraffollate e manca la sanità. Proteste e scioperi della fame continuano dentro le carceri, anche noi fuori - concludono gli organizzatori - dobbiamo farci sentire". 

Foto - La locandina della mobilitazione

protesta san vittore-2

Il covid in cella e lo sciopero degli avvocati

Pochi giorni fa a lanciare l'allarme erano stati gli avvocati. "Tra la popolazione detenuta vi sono ormai quasi 900 persone positive, mentre quasi 1000 sono i positivi tra gli operatori del settore penitenziario", avevano fatto sapere in una nota il direttivo e la commissione carcere della Camera Penale di Milano, che avevano così annunciato di aver aderito "allo sciopero della fame di Rita Bernardini", esponente dei Radicali e presidente di 'Nessuno tocchi Caino', per chiedere a Governo e Parlamento di ridurre drasticamente il numero di detenuti intervenendo nel segno dell'adesione alla Costituzione e alla Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo.

"Questa volta - avevano spiegato gli avvocati penalisti - il virus non solo è entrato in carcere, ma si sta pure diffondendo in modo spaventoso". Purtroppo però la situazione di "sovraffollamento di per sé grave non consente ovviamente di disporre di spazi adeguati per tutti gli isolamenti necessari soprattutto in Lombardia, che è la regione maggiormente colpita dal virus".

Il quadro descritto è drammatico e, come avevano messo in luce i legali, rende "necessaria l'introduzione di misure urgenti per alleggerire le condizioni di sovraffollamento all'interno degli istituti penitenziari". Al momento invece, avevano aggiunto dalla Camera penale, resta costante "il flusso in ingresso di persone provenienti dalla libertà a seguito di arresti sul territorio, ma anche troppo spesso a seguito dell'emissione di ordini di carcerazione per condanne diventate definitive per reati commessi nella maggior parte dei casi anni prima".
 

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