Coronavirus, il comune che non dà ai cittadini le mascherine della regione: "Sono poche"

Il comune di Arese: "Niente distribuzione, il numero non è sufficiente". L'accaduto

Premesse: troppi pochi dispositivi. Risultato: nessuna distribuzione ai cittadini. Il comune di Arese, guidato dalla democratica Michela Palestra, ha deciso di "sfidare" regione Lombardia - che domenica aveva annunciato in pompa magna l'arrivo di "3 milioni e 300mila mascherine gratuite" - proprio sul tema mascherine. 

L'amministrazione del comune milanese ha infatti scelto di non dare ai propri cittadini nessuna delle mascherine - il numero è in realtà calato nelle ore successive - arrivate dal Pirellone. Perché? Semplicemente perché non bastano. 

"Oggi è stata un’altra giornata di grande fatica e dolore. Una giornata fatta anche di scelte difficili a cui siamo stati chiamati, come capita spesso in questo ultimo periodo. Oggi abbiamo dovuto decidere in merito alla distribuzione delle mascherine che ci ha dato Regionale Lombardia.  Dopo lunghe riflessioni, abbiamo deciso di non distribuire una mascherina a tutti i cittadini di Arese. Siamo consapevoli che la scelta non è popolare e sarà aspramente criticata", ha annunciato la prima cittadina. 

Mascherine, "tanto rumore per nulla"

"Non vogliamo convincere chi è critico ma proviamo a fornire qualche elemento e qualche spunto di riflessione. La fornitura ricevuta da Regione Lombardia non è sufficiente neppure per dare una mascherina a nucleo famigliare, già questo impone una scelta e ci obbliga a capire chi deve essere destinatario di questa fornitura. La domanda che ci siamo fatti è stata: «chi ha più bisogno di mascherine?» Non può valere la regola di chi arriva prima meglio alloggia, i siamo rifiutati di accettare questa logica", ha sottolineato.

E ancora: "Ha senso dare una mascherina ad una persona con più di 65 anni? Gli over 65 sono coloro che devono stare a casa, sono i più esposti, sono coloro a cui fornire tutti i servizi e tutto il sostegno che serve per stare a casa. Non è il momento di vanificare gli sforzi che abbiamo fatto per convincerli a stare a casa, non vogliamo che si sentano protetti ad uscire, vogliamo che stiano a casa e abbiamo costruito una rete di servizi affinché possano stare a casa. Dunque non sono loro che ne hanno più bisogno. Ci siamo quindi domandati se avesse senso dare a una famiglia una mascherina. Ma avrebbe voluto dire dare poche ore di protezione, con un uso corretto, ad un singolo membro della famiglia, ben poca cosa. Tanto rumore per nulla", ha ribadito. 

"E allora? Allora abbiamo scelto di fidarci e affidarci a chi può decidere con consapevolezza, abbiamo deciso di affidarci a chi meglio di noi può valutare a chi possono essere più utili queste mascherine. Daremo quindi le mascherine ai medici curanti e ai pediatri del territorio e saranno loro a darle a coloro che ne necessitano - ha spiegato Palestra, che ha 'seguito' quanto fatto a Milano dal sindaco Beppe Sala -. Non andate agli studi medici, non presentatevi da loro per pretendere mascherine, non sarà una distribuzione a pioggia, sarà una scelta consapevole e mirata. Evitate di sottoporre i nostri medici a inutili pressioni, stanno lavorando per noi con professionalità, con coraggio da settimane, serve responsabilità, serve la nostra responsabilità", l'appello del sindaco.

"Se, come ci dice Regione Lombardia, le farmacie saranno fornite adeguatamente, non ci saranno problemi di approvvigionamento. Noi fortunati, noi che siamo meno a rischio, le troveremo lì", ha auspicato. 

"Solo una scelta populista"

"Permettetemi di aggiungere un pensiero personale. La decisione regionale di distribuire mascherine ai comuni è una scelta che mi mette profondamente a disagio e che valuto come un brutto scivolone, una scelta populista che rischia, per altro, di illudere di poter allentare il livello di attenzione sulle misure di contenimento - il pensiero della Palestra -. 

"A Regione Lombardia chiedo invece altro, chiedo che si muova per tutelare con ogni mezzo le Case di Riposo, ospiti e personale che ci lavora, chiedo che adotti una politica di massima attenzione verso tutto il personale sanitario, tamponi a tutti, troppe le vittime e troppo il rischio di contagio nelle strutture sanitarie, chiedo che tuteli i medici di famiglia e i pediatri con tamponi e con dispositivi di protezione individuale in quantità adeguarla. Questo - ha rimarcato il sindaco - vorrebbe dire gestire l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando". 

"Tutto questo viene prima, molto prima di una distribuzione in quantità non adeguata di mascherine ai cittadini. Detto questo, noi abbiamo assunto la nostra difficile decisione e la motiviamo, pronti alle critiche. Per noi, oggi più che mai, fare politica non vuol dire accontentare o scegliere la strada più semplice, fare politica - ha concluso - vuol dire sforzarsi di fare le scelte migliori per il bene comune".
 

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