Dalle divise sportive alle mascherine: l'azienda di Besozzo converte la produzione

Non è l'unico caso in Italia: la celebre Grafica Veneta ha fatto altrettanto

Repertorio

Dall'abbigliamento sportivo alle mascherrine. La riconversione, per la Di-Bi di Besozzo, in provincia di Varese, è sembrata quasi un atto dovuto ai titolari dell'impresa, che ha una storia di ben 42 anni. L'idea è nata con un incontro tra l'imprenditore Joas Binda e il sindaco del paese, Riccardo Del Torchio, che ha portato con sé il medico della casa di riposo.

La riconversione, essendo la Di-Bi un'impresa tessile, non è stata difficile. E' stato realizzato un esempio di mascherina approvato dalla direzione sanitaria, dopodiché sono iniziate le produzioni dei lotti effettivi. E la richiesta si è impennata. I 21 lavoratori (tre dei quali sono esterni) sono impegnati anche 15 ore al giorno per produrre le mascherine, incessantemente. La Di-Bi al momento è in grado di realizzarne fino a 3 mila in un giorno.

Per la mascherina viene utilizzato lo stesso tessuto delle divise di chi pratica canoa, con una membrana che servirebbe a bloccare l'acqua e in questo caso della saliva. Per di più, particolare non da poco in periodo di totale carenza, le mascherine di Besozzo sono lavabili (acqua e candeggina oppure prodotti come Napisan o Amuchina, assolutamente non con l'alcool) e quindi riutilizzabili. Di contro non hanno certificazioni ufficiali, ma il decreto governativo consente - in deroga - di utilizzare anche i prodotti senza le certificazioni. L'emergenza è infatti totale. 

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Intanto in Veneto una azienda del Padovano, Grafica Veneta, che normalmente stampa libri per conto degli editori (è nota per quelli di Harry Potter, ad esempio), ha riconvertito anch'essa la produzione per occuparsi di mascherine: promette di produrne fino a 1 milione e mezzo al giorno, e ha deciso anche di donare i primi 2 milioni di esemplari.

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