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Lunedì, 29 Novembre 2021
Coronavirus

Mattia Maestri, il paziente 1 del covid in Italia, era indagato per epidemia colposa

L'indagine si è chiusa in un nulla di fatto: il gip ha archiviato tutto dopo la richiesta della stessa procura di Lodi

Poteva letteralmente trasformarsi tutto in una clamorosa beffa ai danni di Mattia Maestri, ovvero quello che è considerato il paziente uno in Italia del coronavirus: era indagato dalla Procura di Lodi per epidemia colposa. Ora tutto è finito in un nulla di fatto. Maestri, 38 anni, che ha rischiato anche di morire per colpa del covid-19, può continuare a vivere a testa alta anche per la giustizia.

L'indagine era cominciata dal sospetto che il paziente uno non fosse stato del tutto sincero con il personale sanitario di Codogno: dove si recò varie volte prima che a qualcuno, nello specifico all'anestesista Annalisa Malara, venisse l'intuizione di sottoporlo alle analisi per comprendere se Mattia avesse il covid. Permettendo così di individuare il primo focolaio lombardo e italiano.

La procura aveva quindi preso in esame la vicenda, nonostante il contatto di Maestri con la Cina, cioè con un suo amico impiegato in una multinazionale, alla fine si fosse rivelato la pista sbagliata. L'amico di Mattia, infatti, che per un po' venne considerato il paziente zero (qui l'intervista all'uomo), alla fine non era nemmeno positivo. L'accusa di epidemia colposa mossa dalla Procura di Lodi si è rivelata una bolla di sapone e non sono stati ravvisati reati. Maestri non risulta aver violato violato nessuna norma, così la procura stessa a chiesto al gip l'archiviazione del caso.

Chi è Mattia Maestri, il paziente uno

Originario di Castiglione d'Adda ma residente a Codogno. Mattia in quel momento aveva contagiato anche la moglie incinta, anche se il decorso della malattia e le conseguenze sono state gravi e faticose soprattutto per lui. Maratoneta, giocatore di calcio, oltre che volontario alla Croce Rossa e ricercatore in una multinazionale, si era presentato una prima volta all'ospedale di Codogno nel pomeriggio del 18 febbraio, senza però avere i sintomi che avrebbero potuto portare a identificarlo come caso 'sospetto' di covid-19. Dopo gli accertamenti, nonostante la proposta di ricovero, Mattia aveva deciso di tornare a casa, ma poche ore dopo la situazione era peggiorata. 

Del ricovero di Mattia, aveva detto mesi dopo l'anestesista Malara: "Mi piace ricordare quella sera come un esempio di lavoro fatto con la testa e con il cuore. Abbiamo cercato, con la mia equipe, di offrire le migliori chance diagnostico-terapeutiche possibili, per questo motivo non mi sono sentita di escludere a priori la possibilità che si trattasse di coronavirus, andando oltre le conoscenze dell'epoca e i protocolli in vigore e chiedendo comunque questo tampone che, in quel momento non era visto come necessario perché non era un paziente considerato a rischio. Cercando però di trattarlo al meglio, avendo come obiettivo primario la centralità del malato, non ho potuto esimermi dall'effettuare anche questa indagine che poi si è rivelata purtroppo positiva e ha dato inizio a quella che ormai conosciamo come una delle più grandi crisi sanitarie degli ultimi 100 anni".

Qualche mese dopo i fatti del febbraio 2020, Maestri aveva spiegato che "l'etichetta di paziente uno non mi è mai pesata le bugie sì. La cena con un cinese, le due maratone in una settimana: tutto falso. Mi è pesata la popolarità che ne è conseguita, devo continuare respingere le richieste di interviste o di ospitate televisive". L'archiviazione di un'accusa quanto meno beffa, probabilmente, contribuirà ad alleggerire il definitivo ritorno alla normalità nella vita di Mattia.

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