Il farmaco che salva dal Coronavirus: a Milano il primo studio al mondo (da confermare)

Studio del San Raffaele sul Mavrilimumab: su 13 pazienti trattati nessun decesso. I dettagli

Nessuna vittima e un solo paziente con necessità di ventilazione meccanica. Uno studio dell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano, pubblicato mercoledì 17 giugno sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet Rheumatology, conferma l'efficacia dell'anticorpo monoclonale Mavrilimumab nel trattamenti dei pazienti Covid-19 con polmonite. 

A condurre la ricerca è stato Giacomo De Luca, reumatologo, con il coordinamento del professor Lorenzo Dagna, primario dell’unità clinica di immunologia, reumatologia, allergologia e Malattie rare. 

La sperimentazione, spiegano dall'ospedale meneghino, "è stata condotta su 39 pazienti con polmonite e infiammazione sistemica in corso, non sottoposti a ventilazione meccanica e ricoverati presso il San Raffaele di Milano tra marzo e aprile. La quasi totalità dei soggetti erano maschi, con un’età media di 57 anni. Di questi, 13 pazienti sono stati trattati con una singola dose di mavrilimumab somministrato per via endovenosa, in aggiunta alla terapia antivirale standard per Covid-19. Gli altri 26 hanno costituito un gruppo di controllo e hanno ricevuto solo la terapia standard".

I risultati - parole del San Raffale - "sono molto incoraggianti: nei pazienti trattati con Mavrilimumab, dopo 28 giorni si è registrato un miglioramento clinico nel 100% dei casi, rispetto al 65% del gruppo di controllo e un solo paziente ha avuto necessità, peraltro solo momentanea, di ventilazione meccanica, corrispondente all’8% dei trattati, rispetto al 35% dei pazienti del gruppo di controllo". 

Il dato che meglio lascia sperare, però, è quello sulla mortalità. Fanno sapere dall'ospedale: 

Soprattutto non si è registrato nessun decesso tra le persone che hanno ricevuto Mavrilimumab, mentre nel gruppo di controllo il 27% dei pazienti non è purtroppo sopravvissuto alla malattia.

“Siamo stati in grado di dimettere i pazienti trattati con Mavrilimumab in media 10 giorni prima rispetto al gruppo di controllo. Lo studio dimostra ancora una volta che la componente infiammatoria di Covid-19 gioca un ruolo fondamentale nelle forme gravi della malattia. Agire precocemente su questa componente può fare la differenza”, ha spiegato Giacomo De Luca, primo nome dello studio.

Il Mavrilimumab è infatti un farmaco sperimentale ad azione immuno-soppressiva che agisce bloccando una molecola, chiamata Gm-Csf, che viene prodotta dal sistema immunitario e costituisce uno dei primi anelli della catena infiammatoria. Il medicanle - sottolineano dall'ospedale - è al momento in sperimentazione per l’arterite a cellule giganti e uno dei centri coinvolti è proprio il San Raffaele, con il gruppo del professor Lorenzo Dagna.

“L’idea di bloccare la molecola Gm-Csf per contrastare Covid-19 è nata proprio dalla nostra esperienza sull’arterite a cellule giganti. Oggi siamo i primi al mondo a dimostrare che si tratta di una strategia sicura ed efficace in Covid-19”, ha rivendicato Lorenzo Dagna.

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"Sono risultati che confermano l’importanza di interferire il più in alto possibile nella cascata di segnali infiammatori che causa la malattia, ma che dovranno essere confermati in studi più ampi, in cui poter controllare l’efficacia del farmaco rispetto a un placebo”. Proprio per questo nei prossimi giorni partirà un ulteriore studio condotto dal San Raffaele, dal Galeazzi e dal Policlinico San Donato per coinvolgere più pazienti, ma i primi risultati lasciano decisamente ben sperare.
 

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