Minacce di morte all'ex dg Welfare di Regione Lombardia Luigi Cajazzo

L'uomo non ha più l'incarico da giugno. I social scatenati contro la sua gestione. Il "focus" su Alzano Lombardo

Minacce di morte a Luigi Cajazzo, ex direttore generale Welfare di Regione Lombardia, sostituito a giugno 2020 dopo la prima ondata di pandemia Covid, dopo il servizio di lunedì sera su Report che ventilava una "dimenticanza" nell'ordine di caschi da destinare all'azienda ospedaliera Bergamo Est, quella di cui fa parte anche l'ospedale di Alzano Lombardo, nel mese di marzo 2020.

«Beceri insulti ed auguri di morte pubblicati sul web e sui social», fa sapere il suo avvocato, «che hanno reso doveroso ed improcrastinabile il deposito di una immediata denuncia alla Digos per accertare ogni responsabilità, identificando gli autori delle minacce e degli insulti».

Cajazzo era già finito nella "graticola" per il presunto ordine di riaprire immediatamente il pronto soccorso di Alzano nella stessa giornata in cui era stato scoperto il primo caso di Covid. L'avvocato di Cajazzo smentisce seccamente sia che questo ordine sia stato impartito, sia la dimenticanza dei caschi.

Chi fece riaprire subito il pronto soccorso?

Riguardo alla riapertura immediata del pronto soccorso, era stato un primario di quell'ospedale ad affermare da chi fosse partita la telefonata. «Domenica 23 febbraio - parlava sotto anonimato al Tg1 - c'è stata una riunione con tutti i primari e i capi dipartimento. Ci hanno chiesto cosa fare con il pronto soccorso, in quel momento chiuso. Tutti noi abbiamo espresso il nostro parere: "chiudiamo l'ospedale". C'era stata Codogno due giorni prima. Si discuteva come fare, a un certo punto arriva la telefonata del direttore generale dell'assessorato al welfare Luigi Cajazzo. Che dice: "non si può fare, perché c'è almeno un malato di Covid in ogni provincia. Non possiamo chiudere oggi Alzano, tra mezz'ora Cremona, tra due ore... Quindi riaprite tutto". Noi non sapevamo che poi Alzano sarebbe stato l'epicentro italiano, sapevamo solo di Codogno e che avremmo dovuto seguire la strada di Codogno». Affermazioni, ovviamente, da verificare.

Mancanza di Dpi e caschi

L'altra questione è la carenza di Dpi per l'Asst Bergamo Est, scritta nero su bianco in una email inviata da Francesco Locati, direttore generale dell'Asst, di area leghista. Locati, il 7 marzo, segnalava «con una vibrata rimostranza la costante sottostima del fabbisogno di Dpi di questa azienda». Ricordando che l'Asst si trovava al centro del focolaio aggiungeva: «Senza forse, i quantitativi di cui necessitiamo sono esattamente invertiti rispetto a quelli assegnati ad altre aziende (Asst, n.d.r.) meno colpite dall'infezione». E concludeva: «Se non cambierà tempestivamente la lista di distribuzione, non oso pensare ai profili di responsabilità nei confronti dell'epidemia in corso».

Ed è sempre l'Asst Bergamo Est ad avere fatto richiesta di caschi per l'ossigenazione per Alzano, il 14 marzo; poiché tardavano ad arrivare, due giorni dopo la stessa azienda si è messa in contatto con la Dimar, la ditta che avrebbe dovuto consegnarli, scoprendo che non era arrivato alcun ordine in merito.

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