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Lunedì, 29 Novembre 2021
Coronavirus

Cosa sta succedendo tra la Moratti e i medici di base

L'assessore al welfare "attacca" i medici di base. Che però non ci stanno e replicano

Letizia Moratti chiama. I medici di base rispondono. Tra accuse, frasi "spericolate", inviti a pensare ai mesi scorsi e un po' di amarezza, è scontro frontale tra l'assessore al welfare di regione Lombardia e le categorie che rappresentano i dottori di famiglia, tra l'altro tra i professionisti che hanno pagato il prezzo più alto all'emergenza coronavirus.

La miccia l'ha accesa, forse involontariamente, proprio la Moratti. Parlando da Bergamo, la numero due della regione ha commentato così la carenza di medici di medicina generale: "Il numero di ore che lavorano è profondamento diverso rispetto alle ore di chi lavora all'interno delle strutture sanitarie e quindi questo crea questa percezione di carenza che non è una carenza data dal numero ma data dall'organizzazione". In soldoni, secondo l'assessore al welfare, non c'è una questione numerica ma di impegno. 

Le sue parole, inevitabilmente, hanno scontentato - e non poco - i dottori. La federazione italiana medici di medicina generale, sezione Lombardia, per bocca del segretario Paola Pedrini ha parlato di "stupore, preoccupazione e tanta amarezza". "Credevamo che il lavoro svolto in condizioni drammatiche dai medici di famiglia lombardi, a partire da quel maledetto marzo 2020, fosse stato e fosse apprezzato. La stragrande maggioranza dei medici di famiglia lombardi, dopo un primo momento di paralisi, di fronte a un attacco violento come quello della prima ondata covid19, dopo aver lasciato sul campo decine e decine di colleghi, morti per curare i loro pazienti, morti in un numero in proporzione enormemente superiore a quello di qualsiasi altra categoria di medici e di operatori sanitari, lasciati completamente soli a cercare di procurarsi quelle mascherine che a loro, medici di famiglia, era 'vietato d’autorità' comprare, dopo tutto questo, si sono riorganizzati, da soli", hanno sottolineato dall'associazione. 
 
"In questo periodo i medici di famiglia lombardi hanno attivato con le loro cooperative piattaforme di telemonitoraggio domiciliare, hanno supplito le strutture sanitarie, impegnate purtroppo nell’emergenza e costrette a ridurre drasticamente le normali attività specialistiche, nella gestione dei malati cronici. E, alla fine, hanno vaccinato loro, i medici di famiglia della nostra regione, milioni di cittadini lombardi, a domicilio, negli hub delle loro cooperative e anche negli hub delle Asst, dove non è stato loro concesso di organizzarsi autonomamente", hanno proseguito da Fimmg.

"Certo, di queste cose, chi è soprattutto impegnato a tagliare i nastri non ha tempo di accorgersi - la stoccata della Pedrini -. Sembra che l’importante non sia la cura delle persone, che, se si lamentano molto poco dei loro medici di famiglia, un po’ di più si lamentano delle strutture del sistema sanitario regionale. La cura per noi medici di famiglia non è solo visita e prescrizione, è rapporto di fiducia, empatia, vicinanza alle persone, disponibilità per tutti, soprattutto per i più deboli e per i più fragili. Questo non si impara nei palazzi e nelle tecnostrutture della politica". 

"Comunque noi ci siamo e continueremo ad esserci, medici di famiglia, della persona, scelti dal cittadino cui deve essere permessa la libertà di scelta. Le porte dei nostri studi sono aperte per accoglierla e farle toccare con mano, senza tanti proclami ma con i fatti, il quotidiano impegno del nostro lavoro", l'invito alla Moratti.

Sulla stessa lunghezza d'onda il sindacato nazionale autonomo medici italiani, sezione Lombardia che ha stigmatizzato "duramente e senza mezzi termini le vergognose dichiarazioni dell’assessore". "Inutile perdere tempo a replicare punto su punto a osservazioni tanto ingiuste quanto illogiche", la riflessione di Roberto Carlo Rossi, presidente dello Snami Lombardia. "Se fosse vero che si lavorano pochissime ore al giorno e si guadagna tanto, non si capirebbe come mai 250 posti per medici di medicina generale di assistenza primaria continuano a rimanere scoperti nella sola Milano metropolitana e si viaggia verso i 900 medici mancanti in tutto il territorio della regione Lombardia", ha fatto notare Rossi. 

"Abbiamo capito che a regione farebbe comodo dare la torta della medicina del territorio a qualche gruppo privato e quindi si propalano notizie che mirano a screditare i professionisti che hanno dato anche la vita per i loro pazienti, proprio nel periodo che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo. Io credo - ha concluso il rappresentante dello Snami - che la vicepresidente della giunta regionale lombarda dovrebbe come minimo scusarsi di quanto ha detto, permettendosi di gettare fango su una categoria che ha avuto tra le sue fila il maggior numero di morti per covid rispetto a tutte le altre". Dalla federazione regionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri hanno invece sottolineato la "scarsa conoscenza della realtà lavorativa della medicina territoriale" da parte della Moratti, che ignora "le conseguenze dovute a una grave e reale carenza di medici di medicina generale a causa di un clamoroso errore di programmazione". 

Il caso è chiaramente già arrivato nelle stanze del Pirellone. Il primo a schierarsi contro l'assessore al welfare è stato Michele Usuelli, medico e consigliere regionale di +Europa. “Le parole della vicepresidente Moratti rappresentano uno stravolgimento della realtà: ci sarà anche qualche medico di medicina generale che lavori poco, come in tutte le categorie, politici inclusi, ma non è davvero questo il punto. Io penso invece che siano da troppi anni abbandonati da una regione che non sa coinvolgere, favorire l'aggregazione, e che impone loro di svolgere una burocrazia assurda", le parole dell'esponente dei Radicali.

"I nostri medici di famiglia lavorano in condizioni spesso disastrose, proprio a causa delle infrastrutture che regione Lombardia mette loro a disposizione. È dei giorni scorsi la segnalazione, da parte delle associazioni di categoria, dei cervellotici passaggi burocratici e dei malfunzionamenti del nuovo portale, nato per sostituire il famigerato Sivar di Aria spa, che dovrebbe gestire le vaccinazioni antinfluenzali e antipneumococciche. Venti minuti per inserire da zero un paziente di cui il medico e regione sanno già tutto. Un portale imposto dall’alto, fuori tempo massimo, senza nessun confronto e coinvolgimento preliminare. Senza contare che ogni mattina, quando un medico di medicina generale inserisce la tessera Siss nel computer, lo fa senza sapere a quali disservizi andrà incontro. Mi piacerebbe che per un mese, i politici di destra in Lombardia fossero obbligati per lavorare, ad usare il Siss".

"A quale titolo la vicepresidente Moratti fa queste affermazioni? Da vent’anni regione Lombardia esclude i medici di medicina generale da qualsiasi decisione di politica sanitaria e rifiuta qualsiasi proposta che possa favorire l’aggregazione dei medici. Anche di questo dibatteremo in sede di discussione della riforma della legge 23, a patto che la giunta dismetta gli abiti dell’arroganza e accetti, una buona volta, di confrontarsi sul merito. Mi chiedo - ha concluso - se ci sia anche solo un assessore di questa giunta che sia mai andato dal suo medico di medicina generale". 
 

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