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La vittima

La vittima

Coronavirus, morto operatore della Città Studi: "Ciao Pachas, nulla sarà come prima"

Miguel Angel Pachas, 53 anni, si è spento nelle scorse ore al San Carlo, dove era ricoverato

Non diceva mai di no. I suoi colleghi chiedevano il suo aiuto di continuo - ammettono ora - e lui non si negava mai. E non si è negato fino all'ultimo neanche nella battaglia di più dura, nella guerra al Coronavirus. Che alla fine lo ha portato via. 

Miguel Angel Pachas Mora - 53 anni, origini peruviane, una moglie e tre figli - si è spento nelle scorse ore all'ospedale San Carlo di Milano a causa delle complicazioni dovute all'infezione da Covid-19. Quel mostro che lui, da giorni, combatteva in prima linea accanto ai suoi colleghi. 

E proprio i suoi colleghi dell'istituto clinico Città Studi - dove Miguel lavorava come operatore sociosanitario - hanno voluto dedicargli un ultimo saluto, commosso e commovente. "Caro Miguel, è un brutto momento per lasciarci, oggi più che mai abbiamo bisogno di te - scrivono -. Sentiamo ancora riecheggiare il tuo nome nel corridoio della radiologia, “Miguel!, Michelangelo!, Pachas!”. È uno di noi che grida il tuo nome certo che tu accorra a dare manforte".

"Hai sempre aiutato gli altri"

"Il tuo ruolo e soprattutto il tuo dono è sempre stato aiutare gli altri. Ora vorremmo fermare il tempo qualche istante. Vogliamo lasciarci un momento alle spalle il presente che stiamo vivendo per far conoscere a tutti la persona che sei. È il nostro modo di ringraziarti del tuo aiuto - le loro parole -. La tua esperienza è impagabile. Sei stato una persona propensa ad aiutare gli altri, in particolare le persone più bisognose. In tanti anni di lavoro assieme non ti abbiamo mai visto esitare a porgere la mano in soccorso di una persona in difficoltà, a prestare la tua forza per lo spostamento dei pazienti, a regalare un sorriso e una battuta con il tuo italo-spagnolo inconfondibile a noi colleghi in un momento di difficoltà, mettendo in secondo piano le tue preoccupazioni".

"Hai affiancato ognuno di noi fin dai primi giorni di lavoro contribuendo a renderci autonomi, più sicuri, più maturi. Ci rimane il tuo senso di appartenenza alla famiglia, alla tua comunità, alle tue radici. Ci rimangono i pazienti che chiedono e chiederanno di te. Ci rimane un senso di colpa per non averti ringraziato abbastanza. Ci rimane un enorme senso di vuoto - concludono -, la certezza che nulla sarà come prima. Senza di te, senza il tuo “aiuto”. Ciao Miguel. I tuoi colleghi di lavoro".

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