Sala: "Lockdown come a marzo? A oggi non è un'ipotesi neanche lontana"

Il sindaco di Milano lo ha detto intervenendo alla seduta del consiglio comunale online

"Ad oggi lato Regione non si ipotizza nemmeno lontanamente di andare verso un lockdown stile marzo, aprile e io lo condivido”. Queste le parole del sindaco di Milano, Beppe Sala durante il suo intervento di lunedì alla  seduta online del consiglio comunale, dopo la riunione con il presidente della regione Attilio Fontana e i sindaci dei capoluoghi della Lombardia.

“Dal punto di vista sanitario - ha affermato il primo cittadino - in sostanza quello che ne viene fuori è che la situazione lascia ancora margine di osservazione. Ricordo che il giorno 19 ottobre, quando ci siamo riuniti con Attilio Fontana e i sindaci delle città, si era ipotizzato che si sarebbe arrivati a livello di terapie intensive al 31 di ottobre da 435 a 800 al massimo. Da questo punto di vista la situazione sembra essere un po’ meglio. (Il comitato scientifico, ndr) ha detto che probabilmente le misure che abbiamo già preso possono avere inciso, poco perché siamo ancora in una fase iniziale”.

“Di fatto però probabilmente i comportamenti della gente, un po’ spaventata, un po’ sensibilizzata - ha continuato Sala - hanno portato a qualcosa che non può essere letto con totale serenità ma prendiamo atto che è un filo meglio di quanto si poteva immaginare 10 giorni fa. Questa è la situazione ad oggi. A questo punto siamo fermi in attesa da un lato che esca il Dpcm e dall’altro che Regione confermi che la Lombardia è nella fascia più alta, cosa che non è automatica”.

"Nell’incontro di oggi - ha detto il presidente di Anci Lombardia, Mauro Guerra a margine del vertice in Regione - abbiamo registrato le dichiarazioni del presidente Conte al parlamento e i contenuti del confronto di questi giorni tra governo e regioni. Il nuovo Dpcm dovrebbe contenere per l’intero territorio nazionale misure già attuate in Lombardia, oltre ad alcune misure più restrittive, quali l’anticipazione dell’orario serale di limitazione della circolazione delle persone, la riduzione al 50% della capienza massima dei mezzi del trasporto pubblico, la chiusura di musei e mostre, oltre alla limitazione della mobilità interregionale".

"Non appena definite compiutamente queste misure generali del Dpcm - ha proseguito Guerra - in relazione alla valutazione della situazione aggiornata della Lombardia sulla base dei parametri e indicatori che differenziano le condizioni di rischio delle singole Regioni, si avvierà subito il confronto tra Regione e Ministro della Salute per definire ulteriori misure restrittive da applicarsi alla nostra Regione. Misure graduali, che non sono il lockdown di marzo, e rispetto alle quali ci confronteremo con Regione contestualmente all’emanazione del Dpcm. E misure alle quali chiediamo che vengano automaticamente e immediatamente agganciati i ristori per le attività penalizzate".

"Nel contempo - ha concluso Guerra - oltre che sulle misure restrittive, continuiamo il confronto con Regione sull’altro fronte sul quale è indispensabile agire, costituito dal rafforzamento e sostegno alle attività della sanità territoriale, anche per la tenuta del sistema ospedaliero: tamponi rapidi, tracciamento, rapporto con medici di medicina generale e impiego infermieri di comunità, Usca, Covid hotel, vaccinazioni antinfluenzali. Occorre costruire un equilibrio sempre più efficace tra le diverse misure restrittive e quelle di contrasto e contenimento sul piano sanitario".

La situazione a Milano e in Lombardia

Il bollettino coronavirus di lunedì 2 novembre a Milano e in Lombardia evidenzia la presenza di altri 5.278 casi in tutta la Regione (a fronte di 24.087 tamponi), di cui 2.242 nella città metropolitana di Milano. In lieve diminuzione i ricoveri in terapia intensiva, +17, e negli altri reparti, +160.

A invocare un lockdown immediato è invece l'ordine dei medici, che è tornato a segnalare la "gravissima situazione sanitaria della Lombardia, nella quale le strutture sanitarie e il personale medico sono messe in fortissimo stress per cercare di far fronte all'emergenza". Per il presidente Roberto Carlo Rossi, "non esistono piccoli rimedi a grandi problemi, così come non si può giocare a scaricare su altri ruoli e responsabilità: la situazione è molto seria e senza interventi drastici non può che peggiorare".

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