Covid, Fontana si "autoassolve". E il sindaco di Segrate pubblica i nomi dei morti

Il primo cittadino segratese: «Siamo passati 98 a 218 morti in due mesi, questi sono i nostri vicini e i nostri cari, siamo noi»

L'autodifesa d'ufficio del governatore lombardo Attilio Fontana, che si è autoassolto in una recente intervista sostenendo che la Lombardia non ha commesso errori sulla gestione dell'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, non va giù al sindaco di Segrate, Paolo Micheli, eletto con una lista civica di centrosinistra, che risponde per le rime e decide di pubblicare su Facebook l'elenco dei 218 morti segratesi nei mesi di marzo e aprile 2020. Da Bruno S. a Germano C., il drammatico elenco è preceduto da un post nel quale il primo cittadino del Comune ad est di Milano spiega il senso dell'iniziativa.

«Il presidente Fontana ha dichiarato che la Regione non ha fatto errori. Con tutto il rispetto e anche comprensione, perché si è trovato a gestire un periodo terribile, qui a Segrate siamo passati da 98 decessi di marzo-aprile 2019. a 218 nello stesso periodo del 2020. Quante campane a morto abbiamo sentito, quante sirene delle ambulanze. Questo non è solo un elenco, non sono solo numeri, sono parenti, amici e vicini di casa che sono morti. Siamo noi», ha scritto Micheli su Facebook.

In precedenza Fontana si era praticamente autoassolto su vari punti critici di questi mesi, a partire dalla mancata istituzione di una "zona rossa" in Val Seriana. Arrivando a smentire il suo assessore Giulio Gallera, che aveva riconosciuto che sarebbe stato possibile istituirla da parte di Regione Lombardia, senza aspettare il Governo. Fontana ha detto che Gallera «si sbaglia» fondandosi su un parere del costituzionalista Sabino Cassese, secondo cui quella di una "zona rossa" per emergenza sanitaria sarebbe una iniziativa «nelle mani del Governo». 

Fontana si era difeso anche dalle accuse relative alla nota delibera sul trasferimento di pazienti Covid-19 nelle Rsa affermando che soltanto quindici strutture li hanno accolti, e che c'erano protocolli precisi che le Rsa avrebbero dovuto rispettare. E dalla realizzazione dell'ospedale in Fiera, costato (con donazioni tutte private) 840 mila euro in media per ogni malato ospitato. 

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