Lunedì, 27 Settembre 2021
Coronavirus

In Lombardia si può prevedere l'obbligo di vaccino? Le parole di Fontana (un po' diverse da Salvini)

Il governatore non dice no - come Salvini - all'obbligo vaccinale. Ma la decisione spetta al governo

Più un "ni" che un "no" secco e deciso, come quello arrivato dal leader del suo partito. Il governatore lombardo Attilio Fontana ha detto la sua sull'ipotesi di rendere obbligatorio il vaccino anti covid paventata nelle scorse ore dal presidente del consiglio, Mario Draghi. 

"È meglio che la gente si convinca perché è chiaro che il convincimento comporta una maggiore predisposizione, una maggiore serenità nell’affrontare l’operazione", le prime parole del numero uno del Pirellone sul tema. Però, c'è un però. "Se invece i contrari alla vaccinazione dovessero rimanere tanti l’eventuale obbligo generalizzato lo deciderà il Governo, noi non possiamo intervenire minimamente quindi il presidente Draghi saprà quello che deve fare", ha aggiunto Fontana.

Un Fontana che, quindi, non chiude totalmente all'obbligo vaccinale, diversamente da quanto fatto dal leader della Lega, Matteo Salvini, che è già sulle barricate. Chiaramente il governatore non prendere nessuna iniziativa in tal senso - anche perché non può -, ma lascia la palla nelle mani di Draghi e, sembrerebbe, con una discreta fiducia. 

E sull'importanza del vaccino anti covid si è espressa anche la numero due di Fontana, l'assessore al welfare e vicepresidente regionale, Letizia Moratti. "Nelle terapie intensive della Lombardia non ci sono persone vaccinate, ci sono non vaccinati, la notizia è questa e questo dovrebbe essere sufficiente a convincere gli indecisi", ha sottolineato la scorsa sera parlando a Telelombardia. Lei stesso ha poi fornito i numeri, buoni, della campagna vaccinale lombarda. 

"Con soddisfazione dico che 7,6 milioni di lombardi sono vaccinati, pari all'85% della platea sopra i 12 anni. Di questi l'88% con due dosi, il 99% la prima. Siamo la prima regione in Italia grazie a un lavoro straordinario. Siamo tra i primi al mondo, siamo in zona medaglia. Abbiamo avuto una risposta buona dai giovanissimi, pari al 73% dai 12 ai 19 anni - ha detto ancora la Moratti -. L'idea di ripartire a scuola in sicurezza ha convinto i genitori. Una risposta eccellente l'abbiamo avuta anche dai 20enni con 87%: si sono resi conto che per muoversi la vaccinazione è il mezzo più sicuro. Le fasce più critiche sono i 30enni e 40enni. Abbiamo previsto un progetto con Confindustria Lombardia - ha concluso - per incentivarli attraverso l'estensione dei vaccini dagli hub alle aziende".

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