Covid, l'Ordine dei medici replica a Gallera sulle mascherine: "A Milano non sono arrivate"

"Il pressing sul territorio è imponente al di là delle campagne di stampa contro la medicina"

Repertorio

I medici hanno più volte manifestato la loro preoccupazione per l'andamento della pandemia. Ha rilanciare oggi l'allarme è il presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Milano, Roberto Carlo Rossi, all’indomani della richiesta del presidente nazionale, Filippo Anelli, di fare subito un lockdown per raffreddare la curva dei contagi. “Il pressing sul territorio - ha detto - è imponente al di là delle campagne di stampa contro la medicina di famiglia: i dati, le telefonate e le mail che ricevo oltre all’esperienza personale parlano di colleghi che trascorrono ore a riempire i portali, a chiamare la gente al telefono oltre all’attività clinica che anche se compressa deve andare avanti perchè le altre malattie non vanno in vacanza”.

La risposta a Gallera sulle mascherine

“In ospedale - ha proseguito Rossi - non va meglio: al di là della ristrutturazione dei reparti i turni sono massacranti, il pressing sui pronto soccorso gigantesco”. Rossi torna sulla dotazione per i medici di dispositivi di sicurezza. “Adesso - ha spiegato - la situazione sulle mascherine è migliore di un tempo perchè i medici se le comprano da soli. Gallera dice che in ottobre ne avrebbe distribuite 452mila ma a Milano a noi non risulta. Io voglio essere chiaro: a noi della politica non interessa nulla, noi diciamo che c’è un problema di dispositivi intesi come mascherine, non sono arrivate in ottobre. Io prego le autorità regionali di credermi che io non le ho ricevute”.

Per alleggerire il carico di lavoro in capo ai medici di famiglia sono previste le Usca, unità speciali di continuità assistenziale. “Sono una bellissima idea nel senso che per coloro che hanno sintomi Covid ma si ritiene di doverli visitare a casa intervengono le Usca, le visite ai fragili, cronici invece le facciamo noi. L’idea è fantastica, ma - ha lamentato Rossi - non ce ne sono abbastanza. Hanno una mole di lavoro enorme, una loro visita implica vestizione, svestizione che hanno dei tempi tecnici rigorosamente necessari. Noi dobbiamo sempre avere in testa che stiamo maneggiando un virus che in una certa percentuale di casi è potenzialmente letale, per cui senza fare allarmi dobbiamo approcciarci a questo tipo di minaccia biologica con gli strumenti idonei altrimenti si rischia”.

Sulla necessità del lockdown

Rossi non si sbilancia sulla necessità di un lockdown subito ma rivolge un appello affinchè le misure prese risultino realmente efficaci: “Bisogna stare molto attenti ai posti dove ci sono affollamenti di persone come i mezzi pubblici - ha ribadito - dopo di che io spero che nella coscienza di tutti sia entrato il pericolo che stiamo correndo e spero che se si tiene presenta il problema dei trasporti il resto sia diventato patrimonio culturale di tutti. Sul livello di restrizioni io sono cosciente del fatto che con le attività economiche ferme si configura una difficile scelta tra morire di fame e di coronavirus che è una cosa tremenda, però d’altra parte devo dice che andando avanti come si stava andando prima delle recenti misure la situazione era davvero pericolosa”.

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