Covid, Sesto (quasi) senza ospedale? Il gioco dell'oca dei medici verso l'astronave in Fiera

Rimodulato l'ospedale? Medici e infermieri verso Niguarda e Bassini con Fiera sullo sfondo

Come numeri spostati da un punto all'altro di un'equazione. Come tessere di un mosaico che viene rimodulato, cambiato. Come le pedine di un gioco dell'oca, in versione umana, che si muovono a catena verso una "astronave" che va riempita, animata. Ma, proprio come in un'equazione perfettamente bilanciata, se qualcosa si "riempie", qualcos'altro si "svuota". 

E a svuotarsi nei prossimi giorni potrebbe essere l'ospedale di Sesto San Giovanni, prima città a nord di Milano e poco più di 80mila abitanti, che rischia di perdere gran parte del suo ospedale e, di conseguenza, gran parte dei suoi medici. La struttura sanitaria sestese, che cade sotto la guida dell'Asst Nord Milano, sarebbe infatti rientrata in un piano di riorganizzazione messo a punto per fronteggiare la seconda ondata, violentissima, dell'epidemia di coronavirus e, indirettamente, per rendere finalmente funzionante l'ospedale in Fiera a Milano, la famosa "astronave" di Guido Bertolaso tanto voluta dal governatore Attilio Fontana e dalla sua giunta che nei giorni scorsi ha accolto i primi 10 pazienti. 

Lo scontro Bussolati-Gallera

Il primo ad alzare l'attenzione sul tema è stato il consigliere regionale del Pd, Pietro Bussolati, che in una nota ha denunciato: "Pare che la regione abbia deciso di chiudere da mercoledì il pronto soccorso e il punto nascita per trasferire tre anestesisti e sei infermieri all’ospedale in Fiera". 

A lui, a stretto giro di posta, ha replicato direttamente l'assessore al Welfare, Giulio Gallera, con toni abbastanza convinti. "Bussolati non è informato. O forse non ha ancora digerito la straordinaria utilità dell'ospedale in Fiera. Regione Lombardia, sui servizi e le prestazioni dell'Ospedale di Sesto San Giovanni, non ha assunto alcuna decisione sul Pronto soccorso e sul punto nascita", ha ribattuto l'esponente del Pirellone. 

E ancora: "È naturale che gli Spoke supportino gli ospedali hub in questo percorso, da un lato attivandosi per accogliere i pazienti meno gravi e dall'altro fornendo personale qualificato per la gestione delle terapie intensive. Ribadisco inoltre che non ci sono documenti della Giunta o della Direzione Generale Welfare che stabiliscano la chiusura del punto nascita o del Pronto soccorso dell'ospedale di Sesto San Giovanni". Quindi, passaggio fondamentale firmato Gallera: "Vorrei ricordare a Bussolati che ogni struttura sanitaria lombarda sta rimodulando la propria attività per rispondere in modo adeguato alle esigenze di ricovero e cura che si stanno determinando". 

Punto nascita e pronto soccorso a rischio 

In sostanza, Gallera assicura che non c'è nessun documento "firmato" dalla regione o dal suo assessorato, ma non che non ci sia nessun documento in assoluto anche perché - ipse dixit - "ogni struttura sanitaria lombarda sta rimodulando la propria attività". E infatti, stando a quanto ha potuto verificare MilanoToday, il futuro dell'ospedale di Sesto sembra comunque quanto meno in bilico. 

Ai medici è stato effettivamente prospettato un trasferimento abbastanza imminente - anche se ancora non ci sono documenti ufficiali - verso altri lidi: ospedale Bassini di Cinisello e ospedale Niguarda di Milano. 

Il giro dell'oca dei medici

Pare infatti che dall'ospedale pubblico di Sesto - città in cui come presidio resterebbe solo la privata convenzionata Multimedica - potrebbe essere spostata tutta l'area critica, con pronto soccorso, rianimazione e sale operatorie che traslocherebbero al Bassini, che cade sempre sotto Asst Nord Milano. Il Bassini si troverebbe quindi con un surplus di dottori: a quel punto, quelli in esubero - il piano dovrebbe essere questo - sarebbero poi dirottati verso Niguarda per coprire, davvero come in un gioco dell'oca, i colleghi a loro volta spostati all'ospedale in Fiera.

Discorso simile anche per il punto nascite e per ostetricia, che dovrebbero essere totalmente spostate al Niguarda, lasciando così scoperta tutta la città di Sesto e anche la vicina Cinisello.

Cosa resta all'ospedale di Sesto?  

All'ospedale di Sesto, quindi, così resterebbe davvero poco. Stando sempre a quanto appreso, nella ex Staligrado d'Italia dovrebbero resistere il pronto soccorso per 12 ore - ma soltanto con 2 infermieri per i pazienti che arrivano a piedi e senza possibilità di accettare le ambulanze di Areu -, gli ambulatori di oncologia per le visite e i tre reparti covid. 

Anche in questo caso, però, potrebbe esserci qualcosa che non torna: i medici chiamati a vigilare su una cinquantina di pazienti positivi - ricoverati nei reparti ordinari - sarebbero un paio, non di più. E soprattutto, in caso di peggioramento delle condizioni, a Sesto non ci sarebbero posti di terapia intensiva pronti ad accogliere i malati e sarebbe molto complicato trasferirli. 

Le rassicurazioni di Asst e sindaco

Dall'Asst Nord Milano sono arrivate, però, rassicurazioni sul fatto che che nulla è stato deciso su spostamenti, chiusure o altro. Fonti dell'azienda ospedaliera hanno confermato a MilanoToday i tavoli di lavoro per decidere su eventuali riorganizzazioni, come in ogni altro ospedale lombardo, che saranno inevitabili se la situazione dei ricoveri dovesse ulteriormente peggiorare. 

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il sindaco di Sesto, Roberto Di Stefano. “A seguito delle voci di un'ipotetica chiusura del punto nascite e del pronto soccorso dell'Ospedale di Sesto San Giovanni per il trasferimento di medici, infermieri e personale sanitario nel nuovo ospedale costruito in Fiera a Milano, mi sono subito attivato affinché Regione Lombardia chiarisse la posizione. Fa piacere che la stessa Regione abbia chiarito che i professionisti che saranno trasferiti temporaneamente in Fiera, presi dagli ospedali hub, non andranno a intaccare minimamente il funzionamento dei presidi territoriali locali", la sua versione. 

"Sesto San Giovanni, una delle città più grandi della Lombardia che conta oltre 82.000 abitanti, con un importante nosocomio che serve l'ampio bacino d'utenza di tutto il Nord Milano, soprattutto in questo momento storico ha bisogno di essere funzionante per il territorio, proprio per garantire l'assistenza ospedaliera a tutti e non solo ai malati covid. Regione Lombardia - ha concluso il primo cittadino - ha fatto sapere che non ci sono documenti della giunta e della Direzione Generale Welfare che stabiliscano la chiusura del punto nascita o del Pronto soccorso dell'Ospedale di Sesto San Giovanni”.

Una decisione definitiva, almeno al momento, sembra quindi non essere stata presa. Ma il piano di riorganizzazione c'era, c'è ed è reale. Così come è reale il rischio per Sesto di ritrovarsi con un ospedale "monco".

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