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Quanto 'costa' la Pasqua in zona rossa

In regione persi 470 milioni di euro soltanto a Pasqua, in un mese - 2 miliardi e mezzo

Zona rossa, sprofondo rosso. Sono giorni difficili per i commercianti lombardi, che si troveranno a fare i conti con mancati introiti e perdite economiche a causa delle restrizioni imposte per Pasqua, quando per contenere l'emergenza covid la regione, come tutta Italia, sarà in zona rossa, con bar e ristoranti chiusi e pochissime libertà "concesse". 

A fare i conti è stata Confcommercio Lombardia e i numeri fanno paura. "Complessivamente, un mese di chiusure, da metà marzo a metà aprile, costerà 2 miliardi e 458 milioni. Nei giorni di Pasqua si perderanno 470 milioni di euro rispetto al 2019", l'allarme lanciato dall'associazione.

“È la seconda Pasqua passata a tutti gli effetti in lockdown, un altro durissimo colpo a fronte di sostegni ancora insufficienti, che bastano a malapena a coprire poche spese fisse e niente di più ma soprattutto tardivi e con criteri di accesso troppo restrittivi”, il commento di Carlo Massoletti, vicepresidente vicario di Confcommercio Lombardia.

L’impatto delle restrizioni sarà particolarmente grave per la ristorazione, -80%, per i servizi ricreativi, -75%, e per il commercio al dettaglio, -70%. Scenario nerissimo anche per l’accoglienza: “Nelle strutture ricettive siamo di fronte a tassi di occupazione delle camere quasi a zero, in un contesto in cui la maggior parte degli operatori sui laghi, in montagna e nelle città d’arte non ha neppure aperto, considerate le restrizioni agli spostamenti”, ha sottolineato Massoletti.

“Non è pensabile che le imprese possano sopportare ancora a lungo questa situazione di gravissimo danno economico e profonda incertezza. Il punto è che il deciso cambio di passo sui sostegni non si è ancora visto. E sulle imprese lombarde pesano le conseguenze delle chiusure imposte da inizio anno. Bruciano, in particolare, quelle per l’errata zona rossa di gennaio”, ha rimarcato il vicepresidente.

“Le imprese chiedono soltanto di poter lavorare. Se i numeri del contagio saranno in calo, auspichiamo che si proceda con le opportune valutazioni e si consentano in sicurezza le riaperture al più presto, senza attendere sino a maggio. Non è accettabile procedere con il paraocchi, non è corretto, né giusto nei confronti di migliaia di imprese che soffrono da oltre un anno e che speravano in questa primavera per poter ripartire. E invece - ha concluso - siamo al tragico bis del 2020”. 

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