Milano, studio rivela che i posti di terapia intensiva per covid finiranno tra pochi giorni

La previsione è di Davide Manca, professore di Sistemi di Processo del Politecnico di Milano. E per ricavarne altri non resterà che utilizzare i rimanenti posti letto dedicati a tutte le altre urgenze

Repertorio

Fra 3-5 giorni saranno occupati in Italia tutti i posti letto in terapia intensiva dedicati ai malati Covid. E per ricavarne altri non resterà che utilizzare i rimanenti posti letto dedicati a tutte le altre urgenze (per esempio infarti, ictus, pancreatiti, poli trauma, sepsi) o lasciare i pazienti fuori. La previsione è di Davide Manca, professore di Sistemi di Processo del Politecnico di Milano e autore del “Bollettino di analisi dati e dinamica evolutiva Covid-19 – Seconda ondata” basato sui dati ufficiali disponibili e su modelli matematici in grado di prevedere con un alto grado di affidabilità l’evoluzione del contagio.

Lo studio, diffuso giornalmente tra gli addetti ai lavori, nasce dalla richiesta rivolta al professor Manca da primari anestesisti e rianimatori degli ospedali lombardi, per poter “prevedere” l’afflusso nei reparti d’urgenza e tentare di organizzare cure e accoglienza al meglio delle possibilità.

Il 30% dei posti in intesiva deve essere per pazienti no covid

Per il suo calcolo il professor Manca fa alcune premesse: almeno il 30 per cento dei posti letto in terapia intensiva disponibili sul territorio deve essere riservato ai pazienti non-covid, che richiedono assistenza immediata; il totale dei posti letto nelle unità di terapia intensiva in Italia in epoca pre-Covid (31 Dicembre 2019), è di 5.179, un numero utilizzato come valore di riferimento perché, spiega, “la risorsa determinante è quella umana, cioè personale ospedaliero (infermieri specializzati e medici rianimatori) di elevata specializzazione per la cui formazione ci vogliono anni”. La risorsa umana ospedaliera è ancor più critica proprio in questi giorni in quanto numerosi infermieri e medici sono positivi e quindi in quarantena. In alcuni ospedali della nazione si è ampiamente superata la soglia del 10% di infetti.

Le stime sulla curva dei ricoveri per coronavirus

Lo studio è uno strumento utile per comprendere se le misure di contenimento della pandemia stiano o no avendo effetto e quantificarne l’entità. Allo stato attuale, per quanto riguarda la Lombardia, il professor Manca stima che, in mancanza di effetti correttivi suggeriti dall’ultimo Dpcm, il superamento di 25.000 nuovi positivi giornalieri (ora siamo a 4.777) avverrà il 26 novembre, ossia tra 17 giorni. In Italia verranno superati i 90.000 positivi (ora siamo a 25mila) in una data tra il 25 novembre e il 18 dicembre, tra 16-39 giorni.

Lo studio mette anche a confronto l’attuale “Seconda ondata”, iniziata ad ottobre e la prima ondata pandemica (da fine febbraio 2020 a tutto settembre). La percentuale di ospedalizzati in Lombardia è il 53,15% rispetto al massimo della pandemia, mentre quella in Italia è 92.37% rispetto al massimo della pandemia registrato all’inizio di Aprile. La percentuale di posti letto in terapia intensiva occupati in Lombardia è 48,52% rispetto al massimo della pandemia, mentre la percentuale di posti letto in terapia intensiva in Italia è 70,03% rispetto al massimo della pandemia.

“In questo momento è troppo presto per valutare gli effetti dell’ultimo Dpcm di venerdì scorso – osserva Manca – è necessario far passare almeno 12-14 giorni per accorgersi della sua efficacia. Non posso giudicare se le misure prese a livello politico siano adeguate o no, anche perché il problema è estremamente complesso. La mia sensazione personale è che comunque gli italiani, in questa seconda ondata, e con questo Dpcm, non abbiano ancora capito la serietà della situazione. E che quindi non ci sia un’implementazione delle linee guida da parte della popolazione adeguata come nel primo lockdown di inizio Marzo”.

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