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(Foto Andrea Cherchi)

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La promozione turistica della Lombardia? Sì, ma non su Tinder (e nemmeno Instagram)

Bocciata per ben tre volte l'idea di +Europa di fare marketing turistico sulle app di incontri

Sono tutti d'accordo sul fatto che, già dalla Fase 2, è essenziale investire in marketing turistico e territoriale, per riportare i turisti nei nostri territori non appena sarà possibile tornare a viaggiare. Ma l'avanzatissima Lombardia, che pure da anni ha creato una agenzia di destination management (InLombardia), non vuole sentire parlare di piattaforme e social network solitamente utilizzati per gli incontri.

L'idea era stata lanciata da Michele Usuelli, consigliere regionale di +Europa-Radicali: «Una proposta inusuale, ma non scandalosa», commenta ora il consigliere, spiegando di avere risposto alla richiesta di idee "innovative" per il rilancio del territorio indicando l'opportunità di investire anche sui social e su app per incontri, utilizzate da un pubblico molto ampio.

La proposta è stata avanzata per ben tre volte: una in commissione attività produttive (il 15 aprile), poi due volte in aula. E tutt'e tre le volte è stata respinta dopo un dibattito che Usuelli definisce moralista e sessuofobico: «Mi è stato addirittura chiesto se si trattasse di siti di iincontri a pagamento o illegali, facendo della valutazione di questa proposta una questione di pudore personale». 

Il consigliere, dopo essersi visto bocciare l'idea in commissione attività produttive, l'ha riproposta in due diverse occasioni in consiglio regionale, come emendamento alla risoluzione sull'emergenza Covid-19 e poi in un ordine del giorno sulle richieste relative alla Fase 2, esplicitando anche i nomi delle piattaforme: Facebook, Instagram, Twitter, TikTok, Tinder, Grindr, Inner Circle, Jack'd, Planet Romeo, Badoo e Meetic. L'idea è sempre stata bocciata: in pratica, la Lombardia non vuole proporsi nelle app di incontri, al contrario di quanto fanno numerosissime aziende. E colpisce che sia stato respinto il marketing anche su Facebook, Instagram, Twitter.

«Si tratta di app molto utilizzate e perfettamente legali», commenta Usuelli: «Fare marketing su queste piattaforme significherebbe promuovere il patrimonio e i servizi della Lombardia affinché scelgano proprio il nostro territorio per incontrarsi. Una forma di marketing complementare a quelle classiche, per noi insolita, ma non certo scandalosa, a differenza del dibattito moralista e sessuofobico che ne è scaturito. A suscitare la mia perplessità non è il voto contrario in sé, ma le motivazioni che hanno contribuito a questa reiterata decisione: è il momento di tirare fuori creatività e novità, non certo di guardare alla società coi paraocchi».

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