Il grido d'allarme delle imprese di autotrasporti: "Come fanno a chiederci altri "piccoli" sforzi?"

La protesta al Pirellone

Uno dei settori più colpiti dalla pandemia è senza orma di dubbio quello turistico, e dunque dei trasporti. Il grido d'allarme delle compagnie di autoservizi è fortissimo e, in attesa dell'ufficialità del nuovo Dpcm, i titolari di queste società sono andati in Regione per farsi sentire. 

"Dopo quasi 55 anni di attività, tre generazioni, oltre 250 giorni di fermo totale degli autobus turistici, azzeramento del fatturato specifico, mancanza di prospettiva a breve-medio termine, voglio fermarmi un attimo per una riflessione, anche solo per impiegare un po’ di tempo disponibile che prima non esisteva - racconta Flavio Crescini, titolare di un'azienda lombarda -. La nostra azienda famigliare dispone di 15 mezzi di varie dimensioni, un bacino d’utenza che tocca tutto il Mantovano, oltre al basso Lago di Garda e Bresciano, viaggi in Italia e all’estero con oltre 15 dipendenti che per noi sono preziosi collaboratori nonché amici, assunti con vari contratti. Dipendenti attualmente in cassa integrazione, o meglio percepita solo per il mese di marzo e di aprile, ai quali purtroppo conseguentemente all’azzeramento improvviso degli introiti, non abbiamo potuto anticipare come ditta la cassa integrazione stessa. Un parco mezzi comunque da mantenere ed un investimento da ammortizzare, rate di leasing e mutui da saldare. Fino ad ora sono state sospese, ma ormai il pagamento è alle porte, mentre noi non abbiamo alcuna prospettiva di ripresa e di introiti certi".

Il futuro è troppo nebuloso: "Ad oggi i nostri codici Ateco non vengono nemmeno menzionati tra quelli ove si prevedono i prossimi ristori governativi - prosegue Crescini -. Il Governo e le regioni nonostante il tempo a disposizione di un’intera estate, una disponibilità economica e poteri mai visti nella nostra storia Repubblicana, hanno preferito chiudere le scuole e si accingono a seppellire un Paese, piuttosto che supportare il trasporto pubblico locale di linea (TPL) in questo momento focolaio principale di Covid-19 che c’è in Italia, con autobus turistici privati fermi nei loro depositi da oltre 8 mesi".

"Non riusciamo a comprendere quali ulteriori “piccoli sforzi”, possono essere richiesti a una categoria come la nostra che a tutt’oggi risulta invisibile, fantasma. Proprio per questo ci troviamo a manifestare pacificamente, solo per dimostrare il nostro disagio e per sensibilizzare l’opinione pubblica, al fine che il tessuto sociale dato dalle imprese come la nostra, composte da capitale umano ed economico non vengano ad estinguersi. Il tutto con la speranza a breve di tornare “più forti di prima”", conclude

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