Coronavirus, muore lo scrittore milanese Raffaele Masto: raccontò l'Africa come mai nessuno

Giornalista e conduttore radiofonico, lavorava a Radio Popolare e Rivista Africa

Era un grande cultore e narratore d'Africa. Ne aveva sviscerato, con passione e dedizione, tutti i suoi aspetti, con una prosa appassionata e puntigliosa. Ma il Covid-19 non guarda in faccia a nessuno. E ha portato via anche lui. 

Si è spento a Milano, per le complicazioni causate dal coronavirus, a 57 anni, anche il giornalista, conduttore radiofonico e scrittore milanese Raffaele Masto. Era sposato. Lavorava a Radio Popolare (sezione esteri) e alla rivista Africa. Fu inviato in Medio Oriente, America Latina e soprattutto nel continente africano, luogo dove ispirazione per scrivere molti dei suoi saggi (editi soprattutto dalla Sperling & Kupfer e dalla Baldini& Castoldi Dalai) oltre che per realizzare documentari e reportage di carattere politico, sociale e antropologico che vengono attualmente diffusi in tutto il mondo.

"Nei suoi numerosi libri e reportage, nelle sue appassionate conferenze, nel suo seguitissimo blog Buongiornoafrica, ha raccontato i tormenti e le speranze dell’Africa. Ha denunciato i soprusi del potere, le ingiustizie del sistema economico, gli interessi occulti delle multinazionali, la complicità della classe politica occidentale nei confronti dei più spietati dittatori. Con le sue puntuali corrispondenze dai teatri dei conflitti dimenticati, ha contribuito a squarciare il silenzio dei grandi media – spesso distratti, opportunisti, accecati dagli stereotipi. Lo ha fatto con il suo stile: coniugando ragione e cuore, intelligenza e bontà d’animo, professionalità e passione civile", scrive Africa.

"Non è mai stato un fautore del giornalismo anglosassone: freddo, asettico, imparziale (o presento tale). Era un cronista militante, ma onesto e scrupoloso: prendeva posizione apertamente, e lo scriveva. Senza mai restare prigioniero di ideologie o di pregiudizi. Senza mai perdere di vista il senso del nostro mestiere, che è anzitutto quello di raccontare fatti e aiutare a comprenderli, ma è anche quello di tentare di abbattere i muri mentali e dilatare gli orizzonti della nostra società", prosegue il ricordo.

"Che si trattasse di occuparsi di una guerra o di una rivolta popolare, o semplicemente di una nazione in pieno fermento, Raffaele stava sempre dalla parte degli oppressi, degli emarginati, delle popolazioni sfruttate in cerca di riscatto. Raccontava sopraffazioni e angherie subìte dai più deboli. Ma non rinunciava a svelare la straordinaria umanità delle bidonville, l’inaspettata vitalità e creatività celate nei luoghi più miserabili, l’insopprimibile voglia di liberazione dei diseredati", riporta ancora lo scritto dei colleghi di Africa.

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