"Gli occhi del paziente che ho intubato stamattina non li scorderò mai. Per favore state a casa": l'appello di una soccorritrice

A condividere le parole di Alessandra l'assessore al Welfare Giulio Gallera nel corso nella conferenza stampa di aggiornamento sull'emergenza sanitaria in corso

Foto Ansa

"Ridurre drasticamente la nostra vita sociale e i nostri spostamenti è l'unico modo che abbiamo per sconfiggere il coronavirus". Queste le parole dell'assessore al Welfare Giulio Gallera nel corso della quotidiana conferenza stampa sull'emergenza in corso, durante la quale è stato condiviso anche l'appello di Alessandra, una soccorritrice: "Gli occhi del paziente che ho intubato stamattina non li scorderò mai. Per favore state a casa".

Aumentano contagi e decessi

La situazione al momento non è per nulla incoraggiante. Al 9 marzo i contagi in Lombardia risultano 5.469 ( +1.280 rispetto a domenica 8), con 2.802 ricoverati (+585 in un solo giorno), 440 persone in terapia intensiva (+41), 333 decessi (+76) e 646 dimessi. Nella città metropolitana di Milano i casi registrati sono 506, 100 in più in 24 ore, di cui 208 in città.

"La battaglia contro il coronavirus - ha affermato Gallera - rischia di essere persa se non adottiamo immediatamente comportamenti virtuosi. Se la quantità di ricoverati continua a crescere come è cresciuta finora, il nostro sistema sanitario non potrà essere in grado di curare tutti quelli che ne hanno bisogno. Nella zona rossa del Lodigiano, i contagi stanno diminuendo perché le persone rimangono a casa. Così dovremmo fare in tutta la Lombardia".

Rimanere a casa è l'unico modo per battere il coronavirus

Ad essere allarmante è anche il dato sulle persone ricoverate in terapia intensiva, che non sono solo anziani. Il 33% infatti ha tra i 50 e i 64 anni. "Si tratta di persone ancora giovani e in salute - ha detto l'assessore - che però a causa di questa infezione necessitano di cure particolari". La raccomandazione a tutti i milanesi e a tutti i lombardi è quindi, di nuovo, quella di rimanere a casa se non per motivi di lavoro, salute o approvigionamento di alimenti e farmaci. "Se rimaniamo al nostro domicilio già nel giro di giorni vedremo la differenza - ha sottolineato Gallera - Altrimenti il rischio è che il sistema sanitario non riesca a garantire più cure di qualità a tutti quelli che le necessitano".

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