Pannelli caduti, poco personale, ritmi infernali: gli 'eroi anti coronavirus' sono già allo stremo

La lettera denuncia dei lavoratori del reparto covid Rossini del Niguarda. I dettagli

I pannelli caduti al Niguarda

"Non reggeremo questi ritmi ancora per molto". A suonare l'allarme, ad alzare la voce dopo mesi passati con la testa basta a fare il loro dovere, sono i lavoratori della "Rianimazione covid Rossini", il reparto ad hoc creato all'ospedale Niguarda per fronteggiare l'emergenza coronavirus, che negli ultimi giorni è tornata a colpire con tutta la sua forza. 

Medici e infermieri hanno deciso di scrivere una lettera denuncia alla "Ditra", la direzione infermieristica tecnica riabilitativa aziendale, per rendere note le condizioni in cui sono costretti a lavorare. 

I pannelli caduti dal soffitto

"Negli ultimi giorni abbiamo riscontrato nuove criticità e ci siamo trovati a risolvere problemi improvvisi ed imprevisti che potevano mettere a serio rischio la salute di tutto il personale del reparto e dei pazienti qui ricoverati - scrivono i camici bianchi -. Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre due pannelli del controsoffitto del corridoio si sono improvvisamente staccati cadendo a terra. Fortunatamente in quel momento nessuno di noi transitava da quella zona del corridoio, ma poteva certo essere un serio pericolo per ognuno, senza contare cosa sarebbe successo se si fossero staccati e caduti sopra un paziente. Questo episodio fa sorgere spontanea a tutti noi la domanda se la struttura in cui siamo stati trasferiti sia adeguata o meno, e se sia in grado di farci lavorare in sicurezza, aspetto che deve essere messo al primo posto. Dunque le nostre preoccupazioni sul padiglione Rossini, che già avevamo evidenziato nella precedente lettera, non possono che aumentare - sottolineano gli operatori sanitari -. Chiediamo dunque, a tutela del personale impiegato e dei degenti presenti, un sopralluogo al fine di garantire e rispettare i requisiti strutturali previsti dalle norme vigenti".

Ma non è tutto. "A questo aggiungiamo anche il problema della posta pneumatica, praticamente sempre fuori uso. Ciò costringe l'oss a lasciare fisicamente il reparto per portare gli esami nei vari laboratori, lasciando la degenza sprovvista di questa figura, ed essendo i nostri pazienti intensivi, potete ben immaginare quanti esami vengono inviati ad ogni turno - continuano dal reparto -. In più siamo stati messi al corrente, non da canali ufficiali, che a partire dal 20 Ottobre la nostra rianimazione ha aumentato i posti letto da 8 a 12, aumentando di conseguenza il carico assistenziale. Sino ad oggi il personale aggiuntivo alla nostra rianimazione è stato di 1 oss e 3 infermieri turnisti solo su due turni, mattino e pomeriggio, ed è notizia di questi giorni che verremo supportati al momento da 5 infermieri della cardiorianimazione e del blocco operatorio". 

"Siamo stanchi e abbandonati"

E questo, chiaramente, crea dei problemi. "Ovviamente tutto ciò non è assolutamente adeguato al carico di lavoro che ci viene imposto - dicono senza troppi giri di parole medici e infermieri -. Tutti e tre i turni si trovano in estrema difficoltà, al mattino ci troviamo a lavorare in 7, al pomeriggio in 6 e la notte 5/6. Stiamo lavorando con dei ritmi non umani, ad esempio vi sembra possibile che in un turno notturno di 10 ore si possa uscire dalla zona 'sporca' e si possano rimuovere i dpi solo per 15 minuti? Nel conteggio del personale necessario bisogna considerare infermieri nella zona 'pulita' che possano dare il cambio agli infermieri nella zona 'sporca', così da non dover rimanere per più di 3/4 ore di seguito con gli stessi dpi, per la nostra sicurezza in primis. Ci sentiamo stanchi ed abbandonati e siamo solo all’inizio di questa nuova emergenza", l'amara ammissione dei camici bianchi. 

"Non reggeremo questi ritmi ancora per molto. Ci chiediamo come mai durante la scorsa emergenza di aprile-maggio nell’ex-Corona5 il numero di personale in servizio era quasi il doppio di adesso con 10 posti letto intensivi e 6 sub intensivi", chiedono i medici allegando il prospetto dei turni, che non lascia troppo spazio all'interpretazione. 

E i guai non sono finiti. "È fondamentale ricordare anche l’ulteriore difficoltà di lavorare in spazi che non sono adeguati ad accogliere un paziente intensivo che necessita di più apparecchiature, spesso molto ingombranti, quali ad esempio cvvh, ossido nitrico o decap, costringendoci a fare mosse 'acrobatiche' per evitare cavi o altri ostacoli e poter passare da un paziente all’altro".

"Con questi nuovi numeri di pazienti, cioè 12 critici, riteniamo che il potenziamento del personale sia doveroso, ricordando anche di preservare la salute psico-fisica del personale che ha diritto di poter espletare i bisogni primari", concludono dal reparto chiedendo quindi "un adeguamento del personale per garantire il rapporto infermiere paziente, nonché l’utilizzo di dpi previsto per massimo 4 ore consecutive e la copertura di eventuali malattie a medio lungo termine, tra l’altro già in atto". 

"In serio pericolo la salute"

Lo sfogo di medici e infermieri, di quelli che per mesi le amministrazioni hanno chiamato eroi, è stato reso noto dal sindacato Fials Asst Niguarda, che ha sottolineato le "gravi condizioni che mettono in serio pericolo la salute dei pazienti e dei professionisti sanitari".

Dalla sigla hanno chiesto alla direzione dell'ospedale "un intervento con urgenza al fine di evitare che oltre ai danni provocati dalla pandemia, questi professionisti possano essere soggetti ad ulteriori danni da parte del proprio datore di lavoro".
 

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