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Il Cts chiede vaccini, lockdown nei weekend e zone rossa, arancione e gialla rinforzate

Andrea Crisanti (membro del Cts): "È improponibile un lockdown generalizzato seguito da altro lockdown e altro lockdown. Ci vuole un piano chiaro preciso e che sia l'ultimo"

L'andamento della pandemia da covid-19 non lascia molte alternative e tutto sembra indicare che a breve verranno introdotte regole più stringenti per cercare di rallentare i contagi. Secondo quanto trapelato, il Comitato tecnico scientifico avrebbe segnalato al Governo la necessità di intervenire per ridurre al minimo la possibilità di contatti tra le persone in ambienti chiusi o affollati. "Da una settimana, soprattutto a causa delle varianti, siamo entrati in quella che è definita come ‘terza ondata’. I dati ospedalieri sono in netta crescita e purtroppo le chiusure sono ancora necessarie per contrastare l'espansione del virus, ma non è la stessa situazione di un anno fa", ha ammesso anche il presidente della Lombardia Attilio Fontana.

Se in un primo momento era circolata l'ipotesi di una super zona rossa nazionale (o in alternativa arancione rinforzata), questa opzione di carattere generale sembra perdere quota. L'Italia resterebbe invece divisa in fasce; ma a quel punto bisognerebbe rafforzare le misure per la zona gialla (l'unica finora priva di 'gradazioni'), introducendo pure la possibilità di zone rosse locali con misure più stringenti e severe, sul modello Codogno nel 2020 e chiusure nei fine settimana, come già fatto durante le vacanze di Natale, quando i weekend erano off limits. 

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Niente lockdown nazionale ma zone rosse mirate

Ipotesi confermate dalle parole del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri: "Se chiedete la mia posizione su un lockdown nazionale, penso che adesso non serva qualcosa di generalizzato. Vanno guardati i dati di settimana in settimana. Sicuramente un rafforzamento di alcune misure è necessario. Nel frattempo la vaccinazione va avanti. Non sono favorevole a un lockdown generalizzato, ma a misure chirurgiche più o meno ampie a seconda delle aree. Un rafforzamento in alcune aree del Paese vi è già stato con le nuove regioni che hanno cambiato colore".

Gli esperti avrebbero anche segnalato la necessità di ridurre l'incidenza per ristabilire il contact tracing. E, ovviamente, estendere la campagna vaccinale a più soggetti possibili e nei tempi più brevi. Come spiegato da Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all'Università di Padova, "non si vaccina quando c'è alta trasmissione del virus perché così facendo si favorisce l'emergere di varianti resistenti al vaccino. Per questo credo che il provvedimento sul tavolo del Cts vada nella direzione giusta, cercare di spegnere la trasmissione e cercare di vaccinare più persone possibili".

Rispetto alle possibili soluzioni, secondo Crisanti, "è improponibile un lockdown generalizzato seguito da altro lockdown e altro lockdown. Ci vuole un piano chiaro preciso e che sia l'ultimo. Per farlo serve un piano nazionale per il monitoraggio delle varianti e potenziare il sistema di sorveglianza perché anche se tra qualche mese saremo vaccinati, non sarà così nel resto del mondo e dobbiamo assicurare agli italiani la possibilità di potersi spostare all'estero".

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I vaccini di massa e le varianti

"Sulle varianti resistenti ai vaccini dobbiamo metterci in testa che serve tolleranza zero. Laddove si manifestano e c'è un focolaio, bisogna chiudere tutto, in stile Codogno, perché non possiamo permetterci che si diffondano nel paese. Significherebbe resettare l'orologio del paese un anno indietro", ha detto Crisanti ad Agorà su Rai 3. Rispetto alle varianti, l'esperto distingue anche tra la variante classica che ha colpito l'Europa nei primi mesi e quella inglese. "Con la prima i bambini avevano una resistenza da 20 a 30 volte maggiore di un adulto e questo ha permesso di lasciare aperte le scuole materne. La variante inglese invece ha rotto questa barriera e si diffonde bene anche in bambini fino a 5 anni. È cambiato il quadro epidemiologico, ignorarlo comporta il rischio di aumentare i contagi. È giusto che si prenda in considerazione la nuova caratteristica del virus. L'agenda la detta il virus, se cambia il virus devono cambiare le misure".

Quanto ai parametri utilizzati per prendere decisioni, secondo Crisanti, "l'Rt è un parametro che è disponibile quando il dato è già vecchio, il numero dei casi settimanali è un parametro meno preciso ma più tempestivo, e potrebbe essere affiancato dalla percentuale di positivi ai tamponi molecolari". A questo proposito un altro dei suggerimenti del Cts riguarda il passaggio in zona rossa che deve essere automatico (con 250 casi settimanali ogni 100mila abitanti) e non a discrezione del governatore come prevede l'attuale Dpcm.

Cosa chiede il Cts al Governo

In estrema sintesi le richieste degli esperti del Cts all'esecutivo potrebbero essere espresse così:

  • rafforzare le misure per le zone gialle;
     
  • istituire zone rosse locali con misure più stringenti (sul modello Codogno);
     
  • imporre chiusure nei weekend (fine settimane zona rossa come a Natale);
     
  • ridurre l'incidenza per ristabilire il tracciamento dei contatti;
     
  • velocizzare la trasmissione dei dati per evitare di fare valutazioni su dati vecchi;
     
  • estendere la campagna vaccinale a più soggetti possibili e nei tempi più brevi possibile;
     
  • no ad un lockdown nazionale, sì al mantenimento dell'Italia a colori (con misure rinforzate).

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