Coronavirus, Galli (Sacco): «Agire in fretta o sarà lockdown come in primavera»

Il primario del Sacco indica due strade: riduzione dei contatti personali e aumento della diagnosi precoce

Milano in lockdown tra poche settimane? Il rischio c'è, lo hanno capito tutti. Il Dpcm del 18 ottobre e le ordinanze lombarde sul coprifuoco, con l'aggiunta in extremis della didattica a distanza per le scuole superiori, sono evidenti sistemi per bloccare (o tentare di bloccare) un'epidemia ormai esplosa, con 15 mila casi positivi di Covid in tutta Italia in 24 ore: una seconda ondata che preoccupa anche per la concomitanza con l'autunno, e poi l'inverno, e l'influenza stagionale, con sintomi simili.

Il capoluogo lombardo a marzo fu "risparmiato" dall'impennata di contagi grazie al lockdown generale. Bergamo, per dire, non ce la fece perché il contagio era arrivato prima. Ora siamo in tempo? Nessuno lo sa con certezza. Secondo Massimo Galli, direttore delle malattie infettive all'ospedale Sacco, forse si dovrà arrivare al coprifuoco in tutta Italia per scongiurare il lockdown vero e proprio.

La totale chiusura è sempre e comunque l'ultima spiaggia: il professore indica due strade da sperimentare e "battere" prima di arrivare a tanto. Primo, la riduzione dei contatti individuali. Una specie di "bolla sociale" ristretta in cui chiudersi. Secondo, accertare più massicciamente i contagi nel tempo più precoce possibile, coinvolgendo le scuole, le aziende e gli uffici pubblici.

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