Coronavirus, allarme dei sindacati: «Troppi lavoratori non hanno ancora ricevuto un euro di cassa integrazione»

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, l'emergenza da Coronavirus aumenterà la disoccupazione. E farà perdere il lavoro a tanti autonomii

Troppi lavoratori attendono le indennità della cassa integrazione ma, da due mesi, non hanno ancora ricevuto alcunché. Lo hanno denunciato i vertici milanesi dei sindacati durante una commissione sulle politiche per il lavoro a Palazzo Marino, riunitasi proprio per confrontarsi con i rappresentanti dei lavoratori sul tema delle ripercussioni sull'occupazione in città per l'emergenza sanitaria da Covid-19 e il conseguente lockdown.

«Lo smart working ha trovato un'ampia diffusione. Ma dobbiamo affrontare il tema dell'organizzazione, degli orari e dei tempi della città.  Ci troveremo anche ad affrontare un problema rispetto alla ricollocazione dei lavoratori perché, con l'esaurimento degli ammortizzatori, in molti non avranno più un posto di lavoro e quindi significa lavorare sul processi di riconversione e di riqualificazione professionale», ha spiegato Carlo Gerla, segretario generale della Cisl di Milano.

Massimo Bonini, della Camera del Lavoro (Cgil), ha puntualizzato che già verso la fine del 2019 la situazione occupazionale preoccupava: «Si registravano più posti di lavoro totali ma diminuivano quelli stabili e aumentavano quelli a termine». Milano, che pure è l'area italiana con il reddito pro capite più elevato, presenta un 60% di residenti con reddito inferiore a 26 mila euro. «A seguito dell'emergenza Coronavirus pensiamo che il 30% dei lavoratori autonomi perderà il lavoro. Ci riferiamo alle partite Iva, ai monocommittenti, agli addetti del settore benessere, al mondo delle palestre». 

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600 euro? «Insufficienti»

Per i sindacatii, i 600 euro del Governo sono insufficienti a sostenere la cisi. «E il problema arriverà anche per i dipendenti quando terminerà l'onda degli ammortizzatori», ha concluso Bonini. Mentre Danilo Margaritella, segretario generale Uil Milano e Lombardia, ha evidenziato come lo smart working di queste settimane sia in realtà un "emergency working", «perché - ha commentato - si è lavorato molto senza particolari tutele. Bisogna ragionare sui diritti come quello alla connessione, ai buono pasto e all'infortunio perché capita anche di infortunarsi nella propria abitazione. Ritengo poi che si debba rafforzare la rete intermedia tra il luogo classico di lavoro e il lavoro da casa e mi riferisco ai coworking».

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