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Test e tamponi, Medicina Democratica diffida la Regione: «Gravi ritardi, cittadini "reclusi" in attesa»

Secondo l'associazione, i ritardi causano danni indiretti a tutto il sistema economico per le assenze dal lavoro e la conseguente assistenza a carico della collettività

Una diffida a Regione Lombardia per la mancata esecuzione di test sierologici e tamponi a spese del servizio sanitario regionale: è stata inviata da Medicina Democratica (che parla di «cittadini prigionieri in casa senza tamponi») al presidente Attilio Fontana e all'assessore al welfare Giulio Gallera. «Occorre risolvere in tempi rapidi una situazione insostenibile, che vede coinvolte migliaia di persone, impossibilitate di fatto a riprendere le proprie attività lavorative e professionali e la vita sociale per i ritardi e le difficoltà per l'effettuazione dei tamponi Covid-19 e dei test sierologici», ha dichiarato Vittorio Agnoletto, responsabile scientifico dell'Osservatorio Coronavirus,

Sono innumerevoli le segnalazioni giunte all'Osservatorio Coronavirus e alla trasmissione "37e2" su Radio Popolare di cittadini obbligati a restare chiusi in casa, in attesa di test e/o tamponi che non vengono effettuati dalle Ats lombarde. «Ciò si traduce - ha sottolineato Agnoletto - in un pesante disagio psicofisico, e in un aggravio economico sia per i singoli che per la collettività, che di fatto si trova a dover sostenere i costi del mancato rientro al lavoro, in termini previdenziali e assistenziali».

Nella diffida, inoltre, è fatta richiesta di rimborso totale dei costi sostenuti dai cittadini per l'effettuazione dei tamponi e test sierologici presso strutture private, alle quali sono costretti a rivolgersi; la richiesta di rimborso è motivata dal fatto che test e tamponi siano da ritenersi servizi Lea, Livelli essenziali di assistenza. Dalle segnalazioni ricevute si possono indicare quattro gruppi di cittadini coinvolti in questa specie di "reclusione domiciliare", come la definisce Md.

In primo luogo, coloro che sono stati accertati come positivi al Covid-19 prima dell'11 maggio sono dichiarati guariti dopo 14 giorni di clinica silente e previo doppio tampone negativo a 24 ore di distanza, esami per i quali si riscontrano notevoli ritardi; in secondo luogo, i cittadini posti in isolamento domiciliare fiduciario prima dell'11 maggio perché considerati "casi sospetti", ma che non erano mai stati sottoposti a tampone. Secondo quanto definito dalla Regione per costoro l'isolamento si conclude dopo 14 giorni di clinica silente o, per coloro che erano asintomatici ma venuti in contatto con una persona Covid positiva, dopo 14 giorni dall'ultimo contatto.

«Questa indicazione - scrive Md in una nota - non fornisce al medico competente e al datore di lavoro alcuna specifica garanzia diagnostica della mancanza di contagiosità, essendo dimostrati casi di persone che sono risultate positive al tampone anche dopo 30 giorni trascorsi in assenza di sintomi. Molti lavoratori in queste condizioni hanno dovuto prolungare l'assenza dal lavoro».

In questi casi, il medico di base dovrebbe avere richiesto all'Ats il test sierologico a cui deve seguire, in caso di positività, il tampomne. Ma i tempi di attesa sono lunghi. E si arriva al terzo gruppo di cittadini, ovvero i casi segnalati dopo l'11 maggio, che hanno la possibilità di effettuare direttamente il tampone, sempre su prescrizione del medico. In caso di tampone negativo, vengono rimandati alla valutazione del medico di famiglia mentre, in caso di tampone positivo, vengono considerati come casi accertati e saranno poi riammessi nella vita sociale, ovvero sul luogo di lavoro, solamente previa effettuazione di due tamponi negativi.

Anche in questa situazione, si sono riscontrati ritardi nella effettuazione dei due tamponi finalizzati alla riammissione al lavoro e alla vita sociale e, in caso di riscontro di positività ad uno di questi, un ulteriore ritardo nella programmazione e nell'effettuazione di quelli successivi e nella comunicazione dell'esito. In conseguenza di ciò, molti cittadini, si sono dovuti rivolgere per fare tali esami presso strutture private; infine il quarto gruppo: i medici e gli operatori socio-sanitari. Anche per loro i tamponi sono effettuati - afferma Md - con grave ritardo, e con «pesante pregiudizio per la loro salute e per il buon funzionamento del servizio sanitario regionale».

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