San Vittore, sovraffollamento per misure anti covid : "Celle da 7 detenuti in 20 mq"

A denunciarlo l'associazione Antigone Lombardia dopo che le sue osservatrici si sono recate in visita nella struttura

Celle da sette detenuti in 20 metri quadri, corridoi e reparti inaccessibili. Questa la situazione del carcere di San Vittore all'indomani dell'emergenza coronavirus. A denunciarla l'associazione che si occupa di diritti dei detenuti Antigone Lombardia, dopo che le sue osservatrici hanno visitato la struttura detentiva per monitorarla.

Durante l’emergenza covid, ricorda Antigone, San Vittore è stato "un vero e proprio hub per i detenuti che avevano contratto il virus nel corso della detenzione (co-gestito da Medici senza Frontiere); e teatro di alcune delle rivolte di quei giorni". L'emergenza 'ha trasformato' il carcere e "le misure precauzionali adottate per ridurre il rischio di contagio tra i ristretti e le presenze crescenti nella struttura milanese (871 uomini, 78 donne, 2 bambini al momento della visita) - evidenzia Antigone - hanno creato una situazione, di fatto che vede la maggior parte dei reparti chiusi per tutta la giornata (chiusura che prevede solamente accesso all’aria); sono aperti al momento della visita solamente i reparti che prevedono particolari esigenze trattamentali e quelli riservati ai detenuti lavoranti".

"A questo - prosegue Antigone - si aggiungono svariate celle e repartini destinati a forme differenti di isolamento: isolamento cautelare ex art. 32 O.P.; prevenzione del rischio suicidario (Car); isolamento sanitario. Quest’ultimo si presenta in molteplici forme: per la quarantena iniziale all’ingresso, per i casi sospetti, per i detenuti positivi ricoverati all’ex centro clinico (nel corso della visita erano presenti 3 detenuti positivi in corso di negativizzazione) e per coloro che hanno rifiutato di sottoporsi al tampone (dislocati nell’ex Conp)".

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"Le comprensibili misure adottate per motivi di prevenzione e tutela del diritto alla salute hanno, tuttavia, un precipitato sulla vita quotidiana nel penitenziario e sugli spazi, che per tali ragioni risultano in condizioni di sovraffollamento - conclude la onlus -. É il caso, ad esempio, delle celle da 7 detenuti in 20 metri quadri presenti nel reparto giovani adulti (oggi misto): la mancanza dell’utilizzo dei corridoi rende, di fatto, quelle metrature in contrasto con gli standard minimi definiti dalla Sentenza Torreggiani. I reparti danneggiati durante le rivolte sono stati ripristinati e riportati alla condizione originaria, tuttavia, gli eventi hanno portato alcune trasformazioni logistiche, come l’aggiunta di due cancelli a dividere i reparti e a creare due sottosezioni (che rendono più agevole la gestione sanitaria e quella disciplinare). Pur condividendo le ragioni di salute ed emergenziali sottese alle molte scelte adottate, permane la preoccupazione che queste misure eccezionali (e particolarmente afflittive) possano trasformarsi nella nuova normalità penitenziaria".

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