Ergastolano va ai domiciliari per i rischi del coronavirus: scarcerato è killer e boss di mafia

Condannato per omicidio plurimo, associazione mafiosa e fondatore della Cosca di Caltagirone, Francesco La Rocca è tornato nella sua Sicilia con un viaggio in auto da Milano insieme al figlio. MilanoToday ha visionato il provvedimento del magistrato di sorveglianza

Francesco La Rocca

Ammazzava e gli piaceva farlo. Senza concedere sconti alle sue vittime. Spesso strangolandole e poi prendendo a calci i loro cadaveri senza una minima traccia di pietà, come hanno riconosciuto alcuni collaboratori di giustizia. Lo faceva per nome e in nome di Cosa Nostra e non come un criminale qualsiasi. Fedele alla causa della mafia fin dagli anni '50 tanto da guadagnarsi nel tempo un ruolo da boss. Così, da pastore qual era nella sua San Michele di Ganzaria, Francesco La Rocca, detto 'U zu Cicciu', divenne il capo fondatore del clan della Cosca di Caltagirone negli anni '70. 

Boss e omicida 'libero' grazie al Covid-19

Tra estorsioni e omicidi, la sua famiglia fece il bello e il cattivo tempo nel territorio Calatino, in provincia di Catania, fino all'operazione Dionisio, che portò al suo arresto nel luglio 2005 e alla sua condanna definitiva con fine pena 'mai'. Tre ergastoli per omicidio plurimo, associazione di tipo mafioso (416 bis), estorsioni e porto d'arma. È solo da allora che la storia di 'U zu Cicciu' si incrocia con quella di Milano. Quando finisce ad Opera, per scontare la sua pena nel carcere duro in regime di 41 bis.

Mafiosi al 41 bis scarcerati per coronavirus

Una relazione, quella tra il territorio di Milano e La Rocca, amico di Totò Riina e Bernardo Provenzano, interrotta improvvisamente nei giorni scorsi per colpa del coronavirus. O meglio delle misure messe in atto per evitare che le carceri diventino focolai e garantire ai detenuti il diritto alla salute. Il boss del Calatino, che oggi ha 82 anni, è entrato nell'elenco dei detenuti anziani e in stato di salute precario sui quali l'autorità giudiziaria ha carta bianca circa l'opportunità o meno di scarcerarli, optando per un più comodo regime di detenzione domiciliare. E così è avvenuto per il padrino dell'entroterra catanese, come confermato dal provvedimento firmato dal magistrato di sorveglianza Gaetano La Rocca.

L'Ufficio di sorveglianza del Tribunale di Milano - il cui lavoro è stato molto rallentato dopo l'incendio che a inizio marzo distrusse il settimo piano del Palazzo di Giustizia meneghino - ha concesso la sospensione provvisoria della pena in regime carcerario, ritenendo sufficiente l'istanza presentata dal legale Alessandro Angelino, del Foro di Caltagirone. Questo perché le condizioni di salute del boss ergastolano - stando a quanto riportato nell'istanza visionata da MilanoToday - sono degenerate al punto che La Rocca avrebbe difficoltà anche a deambulare, se non con il supporto meccanico di una stampella o di una sedia a rotelle. 

Con tre ricoveri ospedalieri nel 2019, e due importanti ricadute nei primi due mesi del 2020, il detenuto, anche secondo il magistrato, è "a rischio in relazione al fattore età, alle pluripatologie... rischio che ovviamente oggi risulta seriamente aggravato dalla concomitanza del pericolo di contagio da covid-19".

Nitto Santapaola resta in carcere e Bonura ai domiciliari

La stessa strada, quella della scarcerazione, in questo periodo di emergenza sanitaria, è stata tentata anche dal boss 'compare' di 'U zu Cicciu', Nitto Santapaola, fondatore del clan egemone a Catania e detenuto ad Opera. La sua istanza è stata, però, rigettata dai magistrati di Milano.

Nello stessa casa circondariale, dove tra l'altro è morto un agente della polizia penitenziaria per il virus, era detenuto il capomafia palermitano Francesco Bonura mandato ai domiciliari recentemente. L'uomo, uno dei 'colonnelli' di Provenzano, scontava una condanna per associazione mafiosa di 23 anni ma il suo allontanamento dalle celle di Opera, come spiegato dal Tribunale di Sorveglianza, non è dovuto al covid-19 ma piuttosto al fatto che gli restano appena 9 mesi di condanna e la sua salute è messa in pericolo da un'altra grave malattia.

Ciccio La Rocca ottiene i domiciliari per il coronavirus 

'U zu Cicciu', invece, è tornato a casa in Sicilia proprio 'sfruttando' le misure Governative per contenere la pandemia. A San Michele di Ganzaria è riapparso con l'auto guidata dal figlio Gioachino, l'unico autorizzato dal giudice a riportare via terra il padre da Milano fino a casa. È rientrato nel suo regno, nella stessa abitazione in piazza dove, durante ogni processione con la statua del Cristo morto, i suoi fedeli facevano una fermata per omaggiare la famiglia del boss.

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Quel killer della mafia, famoso anche per aver ucciso il figlio di Giuseppe Di Bella, altro uomo di Cosa Nostra, su richiesta del proprio Di Bella che non gradiva l'orientamento politico di sinistra del suo erede. Ora la pubblica autorità è salita in cattedra per dare una lezione di umanità al super boss Francesco La Rocca, lo stesso che parlando della morte per strage del giudice Giovanni Falcone - intercettato - diceva senza alcuna indulgenza né pietà: "U curnutu se la meritava".

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