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Milano, lo sciopero è "a distanza": i ragazzi di 30 classi non si collegano per le lezioni al pc

Protesta dei ragazzi del Virgilio. In rete le foto per dire no alla didattica a distanza

A distanza la scuola, a distanza le manifestazioni. Protesta simbolica dei ragazzi del liceo Virgilio di Milano lunedì mattina, giorno in cui le scuole superiori milanesi avrebbero dovuto riaprire le porte alle studentesse e agli studenti. Per esprimere tutto il loro dissenso contro il nuovo rinvio deciso dalla giunta lombarda - e motivato dal presidente Attilio Fontana con il concreto pericolo di una nuova zona rossa - trenta classi dell'istituto di piazza Ascoli hanno deciso di non accendere i computer e di boicottare per un giorno la Dad, la didattica a distanza. 

I giovani, riuniti dal collettivo autonomo Virgilio, hanno poi postato sui social delle loro foto con alcuni cartelli in mano, in cui hanno riassunto le ragioni del loro sciopero. "Dimenticai a distanza", ironizza qualcuno giocando sull'acronimo Dad. "Sciopero perché voglio che mi sia dato il mio futuro", chiede qualcuno. E ancora: "Sciopero perché la Dad è classista", "sciopero perché la Dad non è scuola". 

L'azione serviva come "protesta contro l'inefficienza di governo e regione a cui non importa il benessere degli studenti", hanno poi spiegato dal collettivo, che già lo scorso 22 dicembre aveva organizzato una lezione all'aperto portando proprio fuori dal liceo sedie e banchi e trasformando il marciapiede in una sorta di aula. 

Protesta al Pirellone

Sempre lunedì mattina, più di cento ragazzi si sono ritrovati sotto il palazzo di regione Lombardia per lo stesso motivo. "L'obiettivo - ha spiegato uno degli organizzatori della Rete degli Studenti - è quello di consegnare al governatore Attilio Fontana un documento in cui spieghiamo i nostri disagi e avanziamo la semplice richiesta di tornare tra i banchi in sicurezza".

Dopo il confronto, i giovani hanno declamato le proprie richieste riassumendole in cinque punti: la fine della didattica a distanza, che "non può essere un'alternativa alla scuola"; la presenza di presidi medici in ogni istituto; il potenziamento del trasporto pubblico; l'istituzione di protocolli chiari; e l'assunzione di più personale scolastico. Ma prima del 25 gennaio, almeno, le scuole superiori resteranno ancora chiuse.

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