Riapertura scuole, il prefetto di Milano ai presidi: «Multeremo chi non rispetta le soglie»

La lettera e la (piccata) risposta dei dirigenti scolastici: «La scuola non è un panetto di burro da tagliare su misura»

Repertorio

Sul rientro a scuola dall11 gennaio (per le superiori) incombe la massima attenzione alle regole e ai protocolli di sicurezza per prevenire eventuali focolai di Covd. Tra le prescrizioni, una in particolare sembra sarà tenuta "sott'occhio": quella che impone la soglia del 50% prevista dall'ordinanza del Ministero della Salute sulle presenze in classe. 

ll prefetto di Milano Renato Saccone, sulla scorta dei dati autunnali, ha scritto una lettera ai presidi per invitarli a fare rispettare rigorosamente la soglia. Minacciando anche multe in caso di controlli che rilevassero presenze in eccesso. Sulla carta le sanzioni sono previste dal decreto del 25 marzo 2020, ma i presidi non si aspettavano tanto "rigore" e hanno replicato con toni anche piuttosto accesi.

Il prefetto ha sottolineato che verrà tollerato uno scostamento di circa il 2%, non di più. Poi, in seguto ai controlli da parte dell'ufficio scolastico regionale, scatterà la multa su disposizione prefettizia. I presidi lombardi hanno però replicato che la scuola non è «un panetto di burro, che si può tagliare alla grammatura desiderata», e la soglia del 50% non sarebbe sempre facile da rispettare rigidamente. E hanno bollato come «inaccettabile» la minaccia di sanzioni ai dirigenti scolastici per «scostamenti di qualche punto percentuale».

Scuole chiuse, la rabbia degli studenti

La mattina del 7 gennaio, intanto, gli studenti delle scuole superiori hanno manifestato davanti alla sede milanese del Ministero dell'Istruzione in via Soderini, protestando contro la mancata riapertura dopo l'Epifania. «Voi ci chiudete, noi vi chiudiamo», il grido di battaglia dei giovani.

«Le scelte sul tema della scuola, prese dal governo Conte da marzo ad oggi, hanno condannato l’istruzione pubblica ad uno stato di isolamento, disorganizzazione e continua incertezza - hanno denunciato in un comunicato -. Le misure inefficaci, le scarse risorse impiegate e l'incapacità di risolvere le problematiche dei luoghi di formazione hanno rivelato un disinteresse politico nella scala delle priorità nei confronti della scuola. Abbiamo visto per mesi centri commerciali e settori della produzione mai fermarsi, anzi intensificare gli ingressi, e le nostre scuole più chiuse che aperte. Siamo stati abbandonati».

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