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La protesta di genitori e studenti venerdì in Duomo - Foto Cherchi

La protesta di genitori e studenti venerdì in Duomo - Foto Cherchi

Covid, la scuola dimenticata: "Turni, nuovi orari, tempi e poi? Così non è giustificabile"

Lo sfogo del presidente del consiglio del comune di Milano. "Bordata" alla regione

Sembrava essere arrivato il momento giusto. Sembrava, appunto. Perché in Lombardia, che da lunedì torna in zona arancione, le scuole superiori non riapriranno neanche questa volta. La data cerchiata in rosso sul calendario, il 7 gennaio, è stata cancellata con un bel colpo di spugna e le aule dovrebbero riaprire le porti agli studenti - ma ormai il condizionale è più che d'obbligo - il prossimo 25 gennaio, come deciso da un'ordinanza firmata dal presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana. 

E così la scuola diventa, di nuovo, territorio di scontro politico tra il Pirellone e il comune di Milano, che nelle ultime settimane aveva lavorato a un piano che definisse i "nuovi orari della città" per permettere ai ragazzi di tornare in classe in sicurezza dopo interminabili mesi di didattica a distanza e lezioni davanti a un computer. Palazzo Marino e la Prefettura aveva infatti siglato un'intesa che spostava le aperture di negozi e uffici e che prevedeva orari scaglionati per gli ingressi a scuola così da consentire di decongestionare i mezzi pubblici alle prime ore del mattino e "lasciare spazio" agli studenti. 

Un piano che adesso, almeno per il momento, evidentemente non serve più a granché. "Prefettura, comune, città metropolitana, Atm, Agenzia del trasporto pubblico e scuole - docenti e dirigenti che non finiremo mai di ringraziare - hanno fatto un grandissimo, straordinario lavoro per organizzare l'annunciata ripresa delle lezioni in presenza. Turni, nuovi orari, organizzazione dei tempi...", ha ricordato in un post su Facebook il presidente del consiglio comunale di Milano, Lamberto Bertolè. "Trovo profondamente sbagliata, a valle di questo lavoro, due giorni solo dopo l'ultimo incontro del 5 gennaio per definire tutti i dettagli, la scelta di rinviare di altre due settimane. Cosa è cambiato in soli due giorni?", la sua protesta social. 

"Il balletto sulla data mi sembra un'altra grande disattenzione. Prima si è parlato del 9 dicembre, poi del 14, quindi il 7 gennaio, poi l'11, ora il 25. Non è rispettoso - ha sottolineato, commentando la scelta della regione -. Si perde credibilità. Gli studenti delle superiori hanno diritto ad essere informati con chiarezza e trasparenza sulle prospettive reali di uno degli aspetti fondamentali e centrali delle loro vita, la scuola. Un rapporto di fiducia con il mondo degli adulti si costruisce innanzitutto con il rispetto e il riconoscimento".

"E poi, mi chiedo, consideriamo davvero la scuola un servizio essenziale? Un servizio essenziale deve essere messo nelle condizioni di funzionare. Un black out così lungo, a fronte dello sforzo organizzativo e di quanto chiesto negli ultimi mesi a comuni, scuole e società partecipate per garantire un rientro in sicurezza, non è giustificabile", ha concluso.

Venerdì sera sul tema è intervenuto anche il presidente lombardo, Attilio Fontana, che aveva motivato il nuovo slittamento con la necessità di non mettere più in campo "false partenze", alterando riaperture e chiusura. "In Lombardia partirà a breve una sperimentazione importante e mirata basata sullo screening di studenti e docenti delle scuole secondarie di secondo grado - ha annunciato il governatore - per verificare concretamente l'incidenza del virus in questo ambito". Sarà la svolta per la scuola? Lo dirà il tempo. 

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