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Rientro a scuola, preoccupano assembramenti sui trasporti. Lo dice Pregliasco

Spazio anche per un intervento sul vaccino J&J: per il virologo della Statale è probabile che si dirà di usarlo sopra i 60 anni ma occorrerà una comunicazione chiara: «La cacofonia crea pasticci»

Le riaperture con "rischio ragionato" preoccupano alcuni scienziati: «Una decisione che avrà un prezzo da pagare, questo è oggettivo», il commento del virologo della Statale di Milano Fabrizio Pregliasco, intervistato da Agorà su Rai Tre. «Dal punto di vista della sanità pubblica, il rischio dovrebbe tendere a zero, quindi dovrebbe comprendere in questo momento un lockdown stretto, strettissimo e prolungato», ha commentato Pregliasco aggiungendo però di sapere che questo «è impossibile nella pratica. Il sistema dei colori ha mitigato la velocità con cui la malattia si è diffusa, non si è riusciti a ottenere una riduzione dell'incidenza sotto livelli tali da permetterci un tracciamento, però ha reso meno pesante l'impatto sul servizio sanitario nazionale».

Ritorno a scuola: a spaventare sono i trasporti

Per Pregliasco, il rischio dipenderà molto dal ritmo delle vaccinazioni, mentre potrebbe essere preoccupante il ritorno a scuola in presenza: «Non tanto i piccoli, ma gli adolescenti sono colpiti dalla variante inglese del covid in modo più ampio e con forme asintomatiche, quindi difficili da individuare senza uno screening». Tuttavia, per Pregliasco «il ritorno a scuola è un'esigenza. Per certi versi è necessario. Lo vedo anche all'università nei corsi in differita: l'efficacia è sicuramente inferiore almeno per una parte dell'insegnamento, per la discussione, per l'interazione».

Ma la preoccupazione del virologo non è tanto per il rientro in classe in sé, perché con buoni protocolli si può prevenire il contagio, ma per la mobilità intorno. Del resto, a Milano molte scuole limiteranno la presenza al 50 per cento e, d'altra parte, l'assessore alla mobilità Marco Granelli ha chiesto gli ingressi in due tempi, proprio per ridurre la pressione sul trasporto pubblico locale. 

Vaccino J&J, «evitare cacofonia che crea pasticci»

Pregliasco infine ha parlato del vaccino di Janssen, gruppo Johnson & Johnson, approvato dall'Ema e dall'Aifa ma non ancora distribuito in Europa, sospeso negli Stati Uniti dopo alcuni casi di trombosi su pazienti donne. Il vaccino di Janssen funziona con un adenovirus non in grado di replicarsi, come Astrazeneca. Secondo il virologo della Statale, è «probabile» che, anche per Janssen, si profili un utilizzo preferenziale sopra i sessant'anni di età. «Ma spero che ci sia un'indicazione europea unitaria e non quella cacofonia terribile che ha creato un pasticcio», ha aggiunto riferendosi alle notizie che si rincorrevano su sospensioni e dubbi riguardo Astrazeneca. 

Pregliasco ha aggiunto che gli episodi tromboembolici sono «eventi rarissimi: i fumatori hanno un rischio cinquecento volte maggiore di avere trombosi», e che bisognerebbe semmai concentrarsi sul rischio oggettivo che corre chi rifiuta il vaccino e aspetta un secondo giro, quando le morti per covid sono di gran lunga più elevate di quelle per trombosi da parte di chi aveva ricevuto il vaccino con adenovirus, senza contare che in questo caso la correlazione non è nemmeno certa. «L'elemento trombosi - ha assicurato il virologo - non mette in evidenza alcuna differenziazione che porti a considerare come di serie B il vaccino a vettore virale. Spero che ci sia una comunicazione stavolta univoca e chiara».

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