Scuole "chiuse" e didattica a distanza: molti contrari, l'accusa: «Usata politicamente contro il governo»

In sottofondo il dubbio: le scuole aperte "aumentano" i contagi? E l'altro dilemma, che nessuno esplicita: la didattica a distanza funziona o no?

E' polemica, in Lombardia, sulla didattica a distanza nelle scuole superiori a partire da lunedì 26 ottobre, almeno per gli istituti già pronti. La decisione è contenuta nell'ordinanza regionale firmata dal governatore Attilio Fontana nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre, «d'intesa» con i sindaci dei capoluoghi, anche se poi il primo cittadino di Milano Beppe Sala ha "rinnegato" l'idea affermando invece che, a suo parere, la "dad" (didattica a distanza appunto) è da alternare con quella in presenza.

In realtà, di didattica a distanza nelle scuole non si era parlato nei giorni immediatamente precedenti. Secondo quanto riferisce Massimo De Rosa, capogruppo regionale dei 5 Stelle, l'idea è "spuntata" dopo le trattative successive, quando è stato chiaro che tra il governatore Fontana e il capo della Lega, Matteo Salvini, vi fosse differenza di vedute circa il coprifuoco.

Secondo molti, la "lite" interna alla Lega ha provocato lo slittamento della firma di diverse ore. E, ipotizza De Rosa, la didattica a distanza nelle scuole superiori è stata inserita come arma di scontro nazionale tra la Lega e la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, contrarissima a chiudere le scuole, che aveva già attaccato il governatore campano Vincenzo De Luca proprio sul tema.

La scuola come strumento di lotta politica?

Insomma, le scuole (superiori) come strumento di lotta politica nazionale tra la Lega e i 5 Stelle? De Rosa parla di «contentino a Salvini, che ha preteso di disporre a proprio piacimento di Regione Lombardia per alimentare la propaganda contro l'Azzolina». Nel centrosinistra, oltre a Sala, prende posizione anche Barbara Pollastrini, parlamentare del Pd milanese, secondo cui «il lockdown delle scuole non è comprensibile». Aggiunge la "dem": «Per chi comanda forse è la misura più facile ma per studenti, insegnanti e cittadini è la più pesante e penalizzante. Le soluzioni esistono e sono la flessibilità degli orari, la turnazione delle classi e, per i più grandi, l'uso parziale della didattica a distanza».

Con le scuole aperte i contagi aumentano?

Il Covid è un virus nuovo, che fino a pochi mesi fa non esisteva. Si "naviga a vista" su molti fronti, anche sulla ricerca. Non a caso, diverse ricerche danno opposti risultati anche sul fronte scolastico. Uno studio pubblicato su Iza.org ed effettuato in Germania, per esempio, dove i diversi Land hanno riaperto le scuole in date diverse, afferma che laddove le scuole sono state riaperte i contagi sono diminuiti. Le ragioni addotte sembrano avallare la proverbiale perfetta organizzazione tedesca: regole rigide e rispettatissime, grande attenzione anche in casa tra genitori e studenti, possibilità di tracciare immediatamente i contagi se un alunno è positivo al Coronavirus e, probabilmente, comportamenti impeccabili degli studenti anche fuori da scuola.

Uno studio italiano, pubblicato su Lavoce.info, porta al risultato contrario. Ma non arriva a consigliare il lockdown totale delle scuole, bensì suggerisce che si tentino in tutti i modi altre vie più morbide come l'alternanza tra "dad" e presenza e l'ingresso dilazionato. Da più parti si fa notare che i genitori sarebbero costretti a restare a casa, perdendo parte del proprio reddito.

La didattica a distanza funziona?

Molti economisti, in tutto il mondo, si spingono più in là e richiamano un'evidenza nota a tutti: studiare "fa bene", nel lungo termine, mentre non farlo è coorrelato a meno reddito per gli studenti quando saranno adulti. La dicotomia però non è tra "studiare" e "non studiare", ma tra farlo a distanza o in presenza: si vuol quindi forse sottintendere che la didattica a distanza non è abbastanza efficace rispetto a obiettivi minimi di apprendimento.

Ma non è facile trovare qualcuno che lo affermi con la necessaria chiarezza per convincere i più "spaventati" dal virus a portarsi sul fronte contrario alla chiusura degli istituti scolastici. Sarebbe invece importante capire fino in fondo se la didattica a distanza sia una opzione percorribile per il benessere (in senso lato e futuro, oltre che presente) degli studenti oppure no. Almeno per gli studenti delle scuole superiori che, seppur minorenni, dovrebbero avere già un bagaglio personale di competenze basilari per "cavarsela" in casa da soli, senza la necessità della presenza (e quindi dell'assenza dal lavoro) dei genitori. E la necessaria maturità per far fruttare le ore di didattica a distanza nel miglior modo possibile.

E poi il tema non è tanto sulle scuole in sé, intese come istituti "fisici". Non v'è dubbio che siano state in massima parte attrezzate per rispondere alle nuove esigenze di sicurezza sanitaria con mascherine obbligatorie, igienizzazione continua delle mani e sanificazione dei locali. Il tema riguarda soprattutto la conseguente pressione sui mezzi di trasporto (le Regioni italiane hanno chiarito fin dall'estate che non sarebbe stato possibile potenziarli in modo significativo) e i comportamenti sociali degli studenti prima e dopo l'orario scolastico. Che dovrebbero essere, in un periodo come questo, assolutamente responsabili.

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