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Foto Gianfranco Ferraro

Foto Gianfranco Ferraro

Riccardo, il ragazzo che durante la pandemia fa le serenate sotto casa dei milanesi

Da quasi un anno Riccardo Dell'Orfano gira per Milano con la sua fisarmonica e un bellissimo repertorio di musica popolare italiana e cantautorato

Non si ferma l'onda della creatività che ha travolto Milano proprio in uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni. Vi abbiamo già raccontato la storia delle ragazze di Teatro Delivery, diventate rider dello spettacolo con tanto di bici e 'zainone', dei concerti sui pianerottoli organizzati dalla pianista Lucia Martinelli, e ancora della libraia Francesca di Mamusca, che la pandemia ha trasformato in una cantastorie. Ma quella dell'attore e polistrumentista Riccardo Dell'Orfano è senz'altro la trovata più romantica arrivata in città durante l'emergenza sanitaria. MilanoToday lo ha incontrato per farsi raccontare come funzionano le sue 'serenate cittadine', ovvero i concerti che porta in giro per tutta Milano cantando e suonando la fisarmonica sotto le finestre e nei cortili dei suoi tanti spettatori.

"Era il 25 aprile dello scorso anno - ci racconta Riccardo nel suo appartamento alla Bovisa - quando ho avuto la mia 'chiamata alle armi'. Per me si è trattato di una necessità fisiologica, di un bisogno sincero dopo i mesi del lockdown che io ho vissuto come un momento perfetto di riflessione, tra letture e lunghe camminate. Quel giorno mi sono vestito da rider, ho preso la mia bici, la mia fisarmonica e ho girato tutta Milano".

Quella di Riccardo - 31 anni, un lavoro come educatore in un centro diurno per disabili e tante diverse esperienze artistiche alle spalle - è stata un'iniziativa che i milanesi, all'epoca chiusi in casa per la prima ondata, hanno subito recepito con gioia ed entusiasmo. "La prima volta è andata alla grande - ricorda il musicista, che oltre alla fisarmonica ha studiato il basso, il pianoforte e la chitarra -. Quel giorno da Bovisa sono andato fino a Isola, poi al Monumentale, in piazzale Frattini e da lì in piazza Leonardo da Vinci. Ho suonato per tanti amici ed ex professori".

Da quel primo riuscitissimo esperimento, che poi si è ripetuto il 1° maggio, le serenate di Riccardo hanno toccato un po' tutti i quartieri di Milano. A chiamarlo sono soprattutto donne, "a parte a San Valentino, su 40 serenate, solo 5 sono state commissionate da uomini", rivela il musicista. Il repertorio proposto prevede musica popolare da tutt'Italia e non solo, tanti anche i brani del Sud America, dove ha viaggiato per alcuni mesi. Chi lo desidera può fare anche delle richieste specifiche. "Qualche giorno fa mi hanno chiesto 'Buonanotte fiorellino' - racconta l'artista -, e anche se era la prima volta che la suonavo con la fisarmonica, è venuta molto bene". 

Per prenotare una serenata sotto casa - in tutta Milano ma anche nell'hinterland - basta inviare un messaggio al musicista su Whatsapp (333.9472897), lo spettacolo dura mezz'ora e normalmente la tariffa parte da 100 euro, anche se Riccardo si riserva di modulare i prezzi a seconda delle situazioni. "Normalmente valuto di volta in volta. Giorni fa c'era Nestor, un portinaio colombiano - ci dice - che ha dedicato una serenata alla sua famiglia e a tutti i costi mi ha voluto dare 70 euro invece dei 50 pattuiti. Poi invece ci sono ragazzi con ampie disponibilità economiche che cercano di tirare sul prezzo...".

Le 'serenate cittadine' di Riccardo - nato nel piacentino e cresciuto a Milano ma con la famiglia originaria del Meridione - portano musica dal vivo in giro per la città in un momento in cui, ormai da un anno, tutti gli spettacoli restano sospesi. Con bicicletta (o moto quando la destinazione è lontana), fisarmonica e cassa, Riccardo parte per suonare ovunque glielo chiedano. A seguirlo sempre, fin dal suo esordio lo scorso 25 aprile, c'è il fotografo Gianfranco Ferraro, che ha documentato tutta quest'esperienza in un bel progetto che sta già candidando ad alcuni concorsi.

"La fisarmonica per me è stata un'apertura al mondo - ci racconta l'artista -, anche prima del coronavirus ho fatto tante serate a suonare in giro, anni fa ero molto attivo alle Colonne di San Lorenzo, la scorsa estate sempre suonando e cantando ho girato l'Italia (Cortona, Roma, Ostuni...), poi una mia amica che in Sardegna produceva olio, mi ha detto 'ti regalo una latta se me ne consegni altre a Milano', io ho accettato, ma a modo mio: le portavo ai clienti cantando una canzone d'amore sarda, ed è stato in quell'occasione che mi è scattata la prima lampadina. Anche quando Silvia Romano era stata liberata, ero andato sotto casa sua per farle una serenata. E infine, quando la segretaria del Teatro Menotti è stata gentile con noi, riuscendo a farci avere un rimborso per uno spettacolo che non avevamo potuto portare in scena, le ho detto, scherzando, 'ti faccio una serenata', lei si è schernita ma mi ha chiesto 'va beh ma quanto costano queste serenate?', lì ho capito che potevo proporle davvero". Quella di Riccardo Dell'Orfano è una concezione di arte itinerante, non a caso tutte le sue performance iniziano con la canzone di Fiorenzo Carpi 'Un giro di giostra'. "La figura del giostraio - ci dice - è una costante fonte d'ispirazione per me".

"Io ho suonato diversi strumenti e cantato in un coro, ma per me la vera svolta è stato il teatro - continua Riccardo -. Ho studiato recitazione a Comteatro e il mio maestro Claudio Orlandini ci diceva sempre 'non aspettate che il teatro vi venga a prendere, capite voi qual è la vostra idea di arte e cercate di metterla in pratica'. Andare a teatro è costoso, ci vuole cultura e motivazione, spesso molti spettatori sono abbonati o anziani. A ottobre mi avevano chiamato da Radio Popolare e io avevo proposto 'andiamo noi a portare gli spettacoli nelle case e nei cortili'". Le 'serenate cittadine' continueranno ad animare Milano e ad evolversi, presto infatti arriverà un nuovo repertorio rock e con la bella stagione partiranno gli spettacoli primaverili. "A me piacerebbe molto che questa pratica, che io ho solo ripescato, potesse diffondersi - chiosa Riccardo -. Credo che la pandemia ci abbia reso tutti più consapevoli del nostro profondo bisogno di arte. Quando facevo le prime serenate, tutti uscivano a sentire la musica e qualcuno mi 'calava' piadine e vino. Io gli chiedevo 'ma come, non state a vedere Netflix?', loro invece erano lì che battevano le mani e ballavano".

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