Sesto, l'ospedale è "Covid free" ma resta senza terapia intensiva (col pronto soccorso)

Continua la riorganizzazione dell'ospedale di Sesto. Ma i dubbi dei medici aumentano

Covid free, almeno sulla carta. Ma, e non è un bene, anche "terapia intensiva free". Continua a cambiare pelle l'ospedale di Sesto San Giovanni, finito in queste ultime settimane al centro di un piano di riorganizzazione studiato per cercare di fronteggiare la nuova ondata dell'epidemia di coronavirus e che adesso - in sostanza - resta sempre più "monco". 

Il lavoro di "riassetto" è stato lungo, travagliato e pieno di ostacoli. La prima idea era stata chiudere il pronto soccorso e il punto nascite, così da "liberare" medici da inviare poi a Cinisello e Niguarda, con altri camici bianchi pronti a spostarsi verso l'ospedale covid in Fiera. L'opposizione politica - del sindaco leghista Di Stefano in primis e della stessa maggioranza in giunta regionale poi - avevano però bloccato ogni progetto sul nascere. Così si era deciso, in un secondo momento, di spostare 3 rianimatori da Sesto al Bassini - entrambi gestiti dalla stessa Asst, la Nord Milano -, lasciando al presidio sestese 8 rianimatori per 7 giorni su 7, 24 ore su 24. 

Nella "razionalizzazione" delle risorse dalla direzione avevano scelto di "tagliare" sul turno notturno, lasciando dalle 20 alle 8 del mattino un solo anestesista rianimatore - più un secondo reperibile - con rischi potenziali non trascurabili. Pochi giorni dopo altro cambio: a causa dell'aggravarsi delle condizioni di tre pazienti, la rianimazione era stata trasformata in reparto esclusivamente covid, ma con lo stesso personale, tanto che i medici avevano fatto notare alla loro "azienda" che il carico di lavoro era difficile da sostenere e che c'era necessità di rinforzi. 

Sesto, chiude la terapia intensiva in ospedale

Finito? Neanche per sogno. Giovedì 26 novembre è arrivato l'ultimo "colpo di teatro". Dalla direzione hanno comunicato a primari, medici e operatori sanitari che i 4 pazienti covid ricoverati in terapia intensiva sono stati trasferiti a Cinisello e che - testuale - "al fine di mantenere invariato il numero di posti letto di terapia intensiva covid, i posti letto della rianimazione di Sesto sono momentaneamente sospesi, mentre rimane attiva presso il presidio la guardia anestesiologica e rianimatoria su 24 ore". 

Che tradotto dai tecnicismi significa in sostanza che da adesso il presidio ospedaliero di Sesto San Giovanni non ha più una terapia intensiva attiva. Mentre in ospedale - che quindi non è propriamente "covid free" - restano anche "6 posti filtro", riservati ai pazienti ancora in attesa di tampone" e "30 posti di sorveglianza covid", che sono per i paucisintomatici su espressa richiesta della regione Lombardia con la delibera "XI/3020". 

Il primo a commentare la notizia è stato il sindaco Di Stefano, che ha parlato di un presidio pronto a diventare "gradualmente no covid" per alleggerire "la pressione sul personale ospedaliero, che non smetteremo mai di ringraziare, che in questi mesi si è speso senza sosta nella cura e nell’assistenza dei malati". 

I dubbi dei medici 

È proprio il personale ospedaliero, però, a nutrire non pochi dubbi sull'ennesimo riassetto. In una comunicazione intersindacale inviata alla direzione, infatti, i camici bianchi hanno voluto sottolineare che le loro precedenti lamentele erano riferite alla carenza di organico e non alla cura dei pazienti e, soprattutto, che la disposizione è "gravemente carente dal punto di vista organizzativo" e per nulla "rassicurante". 

Con un pronto soccorso e un punto nascite ancora aperto, infatti, appare chiaro che una terapia intensiva attiva e funzionante sia quanto meno utile per rispondere in maniera tempestiva ad eventuali peggioramenti delle condizioni cliniche dei pazienti, che senza rianimazione vanno necessariamente trasferiti altrove.

E in più i sanitari hanno evidenziato come ad ora non sappiano "quali siano le disposizioni in merito alla gestione di pazienti critici che potrebbero necessitare di ricovero in terapia intensiva", tra pazienti chirugici, ostetriche e respiratori".

Un passo verso la chiusura? 

E non è tutto. Perché, in una sorta di circolo senza via d'uscita, la "sospensione momentanea" della terapia intensiva - per usare il termine tecnico della direzione - sembra essere a tutti gli effetti un passo verso una possibile chiusura, almeno nei fatti, dell'ospedale, che poi era la prima idea. 

Stando a quanto appreso da MilanoToday, infatti, degli 8 anestesisti rianimatori rimasti, altri due sarebbero destinati ad essere trasferiti a Cinisello - come i colleghi -, mentre un altro è "fuori servizio". Risultato: saranno in 5 a coprire una settimana intera e ospedale sempre più "svuotato" di ogni sua funzione. Quale sarà il prossimo passo? 
 

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