Cultura in sofferenza per il Coronavirus. Galli (Regione): «Chiesto incontro al ministro, ma non risponde»

Le restrizioni sanitarie (e non) per fronteggiare Covid-19 hanno messo in grave crisi i musei, i teatri e i cinema

Repertorio

Il settore culturale in Italia, in seguito all'emergenza sanitaria da Coronavirus, è di fatto chiuso dal 23 febbraio 2020. Ben prima, quindi, di altri settori produttivi. La necessità di rispettare una distanza di sicurezza di almeno un metro ha portato a chiudere cinema e teatri, così come musei e mostre. Poi, per alcuni giorni, è stato possibile riaprirli pur garantendo la distanza, il che però ha reso impossibile la riapertura ad esempio dei cinema e dei teatri, dove il rispetto del metro di separazione tra uno spettatore e l'altro avrebbe reso antieconomico rappresentare gli spettacoli (questo vale soprattutto per quelli dal vivo). 

Il grido d'allarme è stato più volte lanciato. Il decreto "Cura Italia" ha previsto un fondo speciale da 130 milioni di euro che, però, non è stato ancora attivato. Dal Ministero dei Beni Culturali infatti deve arrivare un decreto attuativo con i criteri di ripartizione. «La sospensione delle attività genera conseguenze pesanti per le istituzioni culturali e gli operatori del settore», ha affermato Stefano Bruno Galli, assessore alla cultura di Regione Lombardia. «Per tale ragione, a inizio marzo, gli assessori alla cultura di tutte le Regioni italiane avevano chiesto un incontro urgente al ministro Dario Franceschini, che non ha dato risposta».

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Un incontro in video conferenza del ministro si è invece tenuto con alcuni assessori comunali alla cultura di Comuni capoluogo di Regione: Milano, Roma, Napoli, Genova, Torino, Firenze e Cagliari. «Il ministro è liberissimo di incontrare chi vuole, tuttavia ci farebbe piacere sapere con quali criteri il Ministro intende gestire la crisi del settore, che graverà soprattutto sulle spalle del sistema regionale», conclude Galli.

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