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Coronavirus, la zona rossa vuole ripartire e subito, i sindaci: "Torniamo a lavorare"

I sindaci della zona rossa lanciano un appello al governo: "Riattivare il lavoro nelle imprese"

Nel Lodigiano si vuole ripartire subito. "Raccogliamo l’appello delle associazioni di categoria del territorio e ci rivolgiamo al governo affinché accolga con celerità la domanda pressante e crescente delle oltre 3400 attività economiche che da sabato scorso sono bloccate, con grave danno per sè e profondo disagio per l’intera comunità. Ridateci il lavoro". Così i sindaci della zona rossa Francesco Passerini (Codogno), Elia Del Miglio (Casalpusterlengo), Costantino Pesatori (Castiglione D’Adda), Davide Passerini (Fombio), Alba Resemini (Terranova dei Passerini), Mario Ghidelli (San Fiorano), Angelo Caperdoni (Somaglia), Daniele Saltarelli (Castelgerundo), Angelo Chiesa (Bertonico) in un appello al governo.

L'appello dalla zona rossa: "Non si deve mettere in ginocchio una comunità"

"Ognuna di queste attività rappresenta una storia ricca di laboriosità intelligente e appassionata. Non si deve mettere in ginocchio una comunità operosa come la nostra. Questo è prezzo troppo alto da pagare per noi senza considerare tutti gli altri insopportabili sacrifici che già stiamo vivendo. Per noi - spiegano i sindaci - è necessario normalizzare il quotidiano dei nostri concittadini e questo passa necessariamente dalla possibilità di riattivare il lavoro nelle nostre imprese e dalla possibilità di riaprire tutte le nostre attività di vicinato, luoghi fondamentali per ritornare a vivere le nostre comunità. Siamo certi che sia doveroso consentire una ripresa graduale sin dai prossimi giorni, in collaborazione con il Prefetto ci facciamo garanti affinché - concludono i sindaci - la ripresa avvenga con le necessarie garanzie sanitarie che gli stessi imprenditori sono pronti e disponibili a sottoscrivere".

Tra oggi e domani i tecnici e gli esperti Iss e la Regione Lombardia si confronteranno per decidere se si possano allentare le misure adottare per fronteggiare l'emergenza coronavirus. Lo ha annunciato il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, nel corso di un collegamento telefonico con Rete4.

Le radio che raccontano come si vive nella zona rossa

Tante radio locali raccontano come si vive in questi giorni nella zona rossa. "Non c'è più il rumore delle macchine ma si sente nelle case il rumore della vita". Radio Codogno, storica radio parrocchiale , da un paio di giorni si è trasformata nella radio ufficiale della zona rossa. "Ci siamo detti, abbiamo una radio: trasmettiamo", racconta Francesco D'Adda che lavora alla consolle. "Una voce della resistenza", come ha rivendicato il referente della radio, Massimo Scaglioni per dare informazioni chiare e aggiornate in un momento in cui i cittadini ne hanno estremo bisogno.

'Radio zona rossa' per ora ha due finestre informative, una alle 11 e una alle 17 in cui aggiorna gli abitanti sulle piccole cose di pubblica utilità, dal numero da chiamare per mettersi in contatto con gli anziani in isolamento cautelativo nella Rsa, alla situazione nei supermercati, dai bollettini ufficiali all'avvenuta riapertura delle edicole. E da oggi 'Radio zona rossa' ha anche una pagina Facebook dove seguire le dirette in video, come racconta Adnkronos.

C'è anche Radio Sange, piccola web radio di Codogno (www.radiosange.it), che ha iniziato a raccontare in diretta come si vive in isolamento, raccogliendo storie e testimonianze degli abitanti. A lanciare l'idea è stata Luisa Vernelli, giovane voce del programma 'Weekend Lulu'.

"Io sono di San Fiorano, un altro paese della zona rossa ma lavoro qui in radio a Codogno. Di solito racconto notizie positive - spiega Vernelli - e in questo momento mi sono detta dai, raccontiamoci come stiamo vivendo, come stiamo affrontando questa situazione, diamoci coraggio". Detto fatto. Raccolte un po' di testimonianze oggi alle 10 sono andati in onda per un primo racconto della vita e delle difficoltà ai tempi della zona rossa. E domani si replica parlando degli amori separati dalla linea invalicabile tracciata dalle ordinanze. "Fuori dalla red zone si parla di numeri: il paziente zero, il paziente uno. C'è psicosi. Qui noi a Codogno - dice Luisa Vernelli ai microfoni prima di chiudere - non abbiamo il paziente uno, abbiamo Mattia. Mattia è un amico, un collega, un figlio e soprattutto sarà presto un padre. E allora Mattia e Valentina tornate presto a casa e ci faremo una bella risata su".

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