Coronavirus, segni sulla pelle nei pazienti giovani: micro-vescicole simili alla varicella

Diversi medici hanno evidenziato la questione, che adesso è oggetto di uno studio scientifico

Repertorio

"Stiamo vedendo delle manifestazioni particolari soprattutto negli adolescenti, che somigliano ai geloni ma che difficilmente possono esserlo perché non sono in linea con la stagione. Segnalazioni di questo tipo stanno fioccando, ne vediamo sempre di più". È quanto racconta il dottor Andrea Locatelli, dermatologo al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uno degli ospedali italiani più colpiti dall'emergenza coronavirus. Secondo Locatelli, sentito dall'agenzia Dire, tra queste eruzioni cutanee e il coronavirus potrebbe esserci un legame, anche se - precisa - "stiamo ancora indagando". 

"Noi dermatologi - spiega lo specialista - veniamo chiamati nei reparti principalmente per fare consulenze quando si presentano nei pazienti manifestazioni cutanee durante l'infezione. È un campo nuovo e interessante: stiamo vedendo quadri cutanei che potrebbero essere in qualche modo associati al virus stesso, come alcuni esantemi per esempio, oppure alle terapie alle quali questi pazienti sono sottoposti. Alcuni farmaci sono usati abbondantemente e possono avere effetti collaterali anche a livello cutaneo. Non è sempre facile capire se si tratta di manifestazioni cutanee da farmaci, ma ci sono quadri che stiamo studiando perché la casistica è ampia".

I geloni possono essere una spia della malattia? La materia è oggetto di studio anche oltreoceano. Il dottor Misha Rosenbach, professore associato di Dermatologia presso l'Università della Pennsylvania, ha detto alla Abc che il fenomeno è stato osservato soprattutto nei bambini e nei pazienti più giovani. In particolare, i dermatologi avrebbero osservato manifestazioni cutanee di colore rosso o violaceo che possono apparire sulle dita delle mani e dei piedi. 

I segni del Covid sulla pelle: lo studio del dermatologo guarito

Il primo medico a parlare di spiee cutanee della malattia è stato Angelo Marzano, 57 anni, dermatologo del Policlinico di Milano e fra i primi pazienti covid in Italia. Oltre alla perdita di gusto e olfatto, Marzano aveva notato anche un altro segno particolare della malattia: l'esantema al tronco, "micro-vescicole andate via da sole nel giro di una settimana, come una simil varicella, ma senza prurito". 

Oggi il medico è tornato tornato al lavoro e ha subito messo sotto la lente i segni di Covid-19 sulla pelle: esantemi, i "geloni osservati nei bambini" e altre manifestazioni cutanee che potrebbero essere collegate al coronavirus. Fin da quando era ancora in isolamento, l'esperto ha cominciato a ricevere "segnalazioni di altri casi, da medici e pazienti che avevano letto la mia testimonianza", racconta all'Adnkronos Salute. 

Un primo studio su 22 pazienti messi insieme in più centri da Brescia a Milano è già stato pubblicato in questi giorni sul 'Journal of the American Academy of Dermatology'. Ora lo specialista vuole mettere in piedi un registro italiano. "Vogliamo valutare incidenza e prevalenza di queste espressioni dermatologiche, capirne i meccanismi patogenetici", dice Marzano.

Dai geloni agli esantemi

Secondo lo specialista queste manifestazioni cutanee "si rilevano anche in pazienti asintomatici o con pochi sintomi" e possono presentarsi in varie forme: oltre ai geloni sono stati infatti documentati casi di esantemi simili a varicella osservati negli adulti. Casi come il suo. Gli esperti hanno rilevato alcune peculiarità cliniche: coinvolgimento selettivo del tronco (anche se in qualche caso si è rilevata un'estensione anche agli arti), prurito scarso o assente, presentazione precoce nei primi giorni dall'esordio dei sintomi (in un caso i segni sulla pelle hanno preceduto di un paio di giorni i sintomi respiratori e la febbre).

Tra le altre manifestazioni cutanee, il dermatologo segnala "alterazioni simili a 'livedo reticularis'", un'esantema simile all'orticaria e "l'esantema eritematoso o morbilliforme. Si rilevano pure quadri misti". E poi ci sono i geloni da Covid, in gergo medico 'perniosi', in bambini e adolescenti. Di questi casi all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, una delle province lombarde cuore dei contagi da Sars-CoV-2, ne hanno osservati diversi. "Circa una decina". Gli studiosi vogliono capire se queste manifestazioni cutanee possono rappresentare una spia dell'infezione. E indurre a fare un tampone.

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