Spettacolo dal vivo, Del Corno: «Stabilire date certe per togliere le limitazioni»

Nel mirino le limitazioni di capienza e i contingentamenti, anche in sede di produzione. I lavoratori: «Reddito di continuità, alcuni di noi stanno cercando un altro lavoro»

Manifestazione dei lavoratori dello spettacolo durante Estate Sforzesca

Istituire un reddito di continuità per i lavoratori dello spettacolo, per evitare che, con l'incertezza sulla ripartenza "piena", molti di loro cerchino una nuova occupazione. E istituire anche un osservatorio regionale sullo spettacolo dal vivo, in attesa che ne parta uno a livello nazionale. Sono due delle richieste avanzate dal coordinamento lavoratori dello spettacolo alla commissione comunale cultura di Milano, che si è riunita in streaming venerdì pomeriggio per ascoltare le istanze di uno dei settori maggiormente travolti dal lockdown dovuto all'emergenza sanitaria da covid-19.

«Siamo tutti d'accordo che lo spettacolo è un elemento di prima necessità, come la metropolitana e l'acquedotto. Quando si parla di soggetti è importante considerare quelli che lavorano: dalla produzione a chi presta l'opera. E' fondamentale per noi chiedere e ottenere tavoli di lavoro a più livelli, in parallelo», ha affermato Marco Cacciola del coordinamento.

Sul piatto, a livello milanese, c'è soprattutto un ordine del giorno preparato da diversi gruppi consiliari, non solo di maggioranza, per organizzare attività strutturate di collegamento tra scuola e teatro quando si ripartirà a settembre con il nuovo anno scolastico. «Un'opportunità per noi importante, che cogliamo», ha commentato Cacciola. L'idea è quella di rendere strutturali le collaborazioni tra associazioni teatrali e scuole milanesi: «Può essere un appoggio alla ripartenza creare non tanto occasioni di buone pratiche, che già esistono, ma percorsi costanti, per unire da un lato la scuola e dall'altro le attività culturali e teatrali», ha spiegato Diana De Marchi, consigliera del Pd.

Patrizia Bedori, del Movimento 5 Stelle, ha chiesto al Comune di Milano di fare di più a livello di finanziamento alle strutture dello spettacolo dal vivo, rimarcando che 17 teatri convenzionati con Palazzo Marino raccolgono qualcosa come un milione e 900 mila euro, mentre il "grosso" del finanziamento comunale (circa dieci milioni) va alla Scala e al Piccolo Teatro. Pronta la replica dell'assessore alla cultura Filippo Del Corno, che ha ricordato intanto che il milione e 900 mila euro viene erogato attraverso un avviso pubblico, quindi con una procedura trasparente, e poi che nel 2019 il Comune ha anche erogato altri due milioni e 300 mila euro a circa 130 soggetti non convenzionati. 

Secondo l'assessore «non esiste un'altra città italiana con una dotazione paragonabile, eccetto Roma, anche come percentuale sul bilancio complessivo del Comune» (circa due miliardi e 300 milioni). Del Corno ha poi spostato il "tiro" sulla Regione Lombardia, «clamorosamente indietro sul finanziamento allo spettacolo dal vivo anche rispetto a Regioni come l'Emilia, la Toscana e il Lazio».

Simone Sollazzo, del gruppo misto, ha ricordato la chiusura di luoghi "cult" come l'Ohibò, il Serraglio, la Blues House ma anche il negozio Mariposa, e i luoghi a rischio come il Nidaba Theatre. E ha chiesto che la commissione cultura di Palazzo Marino riceva il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini o, in alternativa, che una delegazione bipartisan di consiglieri comunali si rechi a Roma per parlare con lui. 

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Del Corno: «Stabilire date certe col ministro»

In chiusura, l'assessore Del Corno ha ricordato che in questo momento è già avvenuta la ripartenza dello spettacolo dal vivo ma «con il forte limite delle condizioni in cui si esercita», cioè le regole post-lockdown. «Questa è una importante piattaforma di confronto con il ministro», ha affermato: «Si potrebbe costruire insieme a lui un calendario di ripresa, cadenzato e poi rispettato, salvo una recrudiscenza dell'epidemia che nessuno si augura». Tra le regole che frenano oggettivamente la ripartenza dello spettacolo dal vivo, il contingentamento dei processi produttivi e quello della capienza. «Occorrono date certe - ha concluso - e conosciute per tempo, altrimenti il rischio è rimandare la vera ripartenza a un calendario impreciso e lontano».

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