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Cosa sta succedendo coi tamponi anti covid a Milano e perché

Attese mostruose per un tampone covid e drive through presi d'assalto. Un'interpretazione del caos nelle parole di Walter Bergamaschi, direttore Ats

A caccia di tamponi. A Milano la tipica corsa ai regali della vigilia di Natale è stata sostituita da una sorta di battaglia per trovare un tampone anti covid in tempo utile. Anche oggi, 24 dicembre, come accade ormai da giorni, fuori dalle farmacie e dai drive trough si sono registrate scene di caos. 

Ai punti tampone dell'Asst Santi Paolo e Carlo c'erano file di macchine mostruose ed è dovuta intervenire la polizia locale, quando qualcuno tra le donne e gli uomini in attesa ha dovuto fare marcia indietro per la decisione di riservare i test soltanto ai "prenotati", verosimilmente coloro che avevano ricevuto l'indicazione dal proprio medico di base. Stessa situazione fuori dalle farmacie, dove i tamponi vengono ancora eseguiti per tutti ma le code sono quasi chilometriche. 

E venerdì al caos si è aggiunto il fronte scuole. Nelle scorse ore dagli istituti arrivavano ai genitori ancora le comunicazioni di casi positivi nelle classi, in cui si dava disposizione di fare il tampone per gli studenti considerati contatti stretti. Peccato che, contemporaneamente, ai drive thorugh sia arrivato l'ordine di fermare i tamponi scolastici, con tante famiglie che dopo un'attesa estenuante non hanno potuto far altro che rinunciare. 

Ma cosa sta succedendo a Milano? L'aumento dei contagi - esplosi sotto la Madonnina nelle ultime ore - è una delle cause, ma non l'unica. A tracciare un quadro più preciso, senza nascondere i problemi, ci ha provato il direttore generale di Ats, Walter Bergamaschi. "La pressione è spaventosa. Noi abbiamo rafforzato i punti tampone, vedendo che i numeri stavano crescendo sempre di più. Certo ci sono grandi criticità", ammette all'Adnkronos.

Quindi, ecco gli altri motivi del caos: "Anche il personale sanitario non è esente da contagi e abbiamo tante persone impegnate sulla campagna vaccinale che non si può arrestare, perché è la vera arma che abbiamo per contenere questa esplosione epidemica. Ci sono poi i pazienti da assistere: anche se la situazione è sotto controllo, infatti, la pressione sugli ospedali è comunque significativa. Abbiamo aumentato anche gli slot per fare i test, ma tutte queste azioni non riescono a tenere testa al boom della domanda appropriata legata a situazioni di sospetto covid". 

Tra medici e operatori sanitari positivi o impegnati in ospedale, insomma, l'offerta è necessariamente più bassa. Mentre, però, di pari passo cresce la domanda. E qui Bergamaschi non risparmia una tiratina d'orecchie ai cittadini: "Dentro queste code ci sono anche cittadini che cercano di fare tamponi anche se non hanno l'indicazione dal proprio curante e non hanno sintomi. Questo - sottolinea il numero uno dell'Ats - è un ulteriore elemento che complica la situazione", che già "è difficile". "Sicuramente il sistema dei centri tampone è sotto una pressione spaventosa, legata in parte all'esplosione dei contagi e dei casi sospetti e in parte a un uso non del tutto appropriato da parte di molti cittadini - conclude - che provano a recarsi ai centri anche alla luce della riduzione delle attività delle farmacie".

Per cercare di migliorare la situazione, il Pirellone ha deciso che da lunedì ci sarà una task force dedicata, con a capo Guido Grignaffini, attuale direttore dei servizi sociali di Ats Brianza, in passato già inquadrato nell'organizzazione di questo servizio a livello regionale. "Su disposizione della vicepresidente ed assessore al welfare, Letizia Moratti, entrerà in piena operatività alle dirette dipendenze della direzione generale welfare una apposita squadra dedicata al coordinamento e al potenziamento dell'offerta pubblica e convenzionata del servizio tamponi antigenici e molecolari per tutto il territorio regionale", hanno annunciato dalla giunta in una nota.

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